Il nome di Montorio


Timbro del Comune di Montorio VeroneseMONTORIO
Origine e significato del Toponimo

di Luigi Alloro

Sono secoli che gli studiosi si chiedono se il nome “Montorio” derivi da “Monte d’oro” o “Monte del toro”, ma la questione è sempre aperta. Nei documenti, soprattutto in quelli anteriori al XII secolo, per indicare la località vengono usati indifferentemente i nomi:

– castrum Montis aurei
– in Monte aureo
– Mons tauri
– de Monte tauro
 

Nel Privilegio che Federico Barbarossa diede a Tebaldo vescovo di Verona nell’anno 1154, il notaio estensore della pergamena si sentì in dovere di precisare “…Mons aureus quod vulgariter Montauri dicitur…” asserendo quindi che quel Montauri altro non fosse che una corruzione della forma genitiva (complemento di specificazione, per chi non conosce il latino) del termine Mons aureus.
Ma la questione doveva essere ancora in piedi nel 1852, se un letterato locale iniziava un lungo componimento poetico in occasione dell’ingresso del nuovo parroco don Felice Scappini con queste parole: “O che porti il sigillo del più pregiato fra i metalli (l’oro) o che fiera belva altera e utile all’uom il nome porti (il toro)…” alludendo ai due significati del nome di Montorio.
Più modernamente qualche altro scrisse che non c’entravano niente sia l’oro che il toro, ma il nome sarebbe derivato dal colore dorato che assume la collina del castello a chi la guarda da Verona al sorgere del sole e al tramonto di qualche giornata particolarmente limpida.
Molto più attendibile sembra l’opinione del prof. Giambattista Pighi, docente di latino all’università di Bologna e gloria montoriese, il quale nel suo libro Questione de lingua veronese, pubblicato dalle Edizioni Vita Veronese, asserisce che l’origine del nome Montorio deriva da una tautologia, ossia un termine che, sotto altra forma, ripete lo stesso concetto. Ad esempio: fino agli inizi del secolo XX il monte Etna era chiamato anche Mongibello, parola composta da “monte” e gebel, che in arabo significa monte. Mongibello voleva dire quindi monte-monte. Così pure Montorio è composto da “monte” e taur, che nell’antica lingua dei Reti (popolazioni che abitavano la dorsale Preafitta prima dell’arrivo dei Romani) voleva dire monte. Dopo l’esempio del Mongibello il Pighi proseguiva in dialetto veronese con questo gustoso aneddoto:
 

“Qualcosa del genere deve èssar sucesso da nojaltri. Riva i teroni bassaroi e i ghe dimanda ai cruchi de la Lessinia «Come se ciàmelo sto logo?» E quei, vardandoli storti «Taur» (e i volea dir «L’è un monte, suconi; l’è stà sempre ciamà così»). «Ah!» i dise alora i teroni bassaroi, che ormai i parlava latin: «alora Mons Taur». E i cruchi «Siorsì, come volì, voantri no capì, cosa me ne importa a mi». E con questo è nato Montorio, che insoma vol dir «el monte che quei de le Verone i ciamava taur(a)».”

(Giovanni Battista Pighi, Vita veronese, 1966 n. 1-2, gennaio-febbraio).

 

Chiudo questa breve dissertazione dicendo che nel medioevo si indicava come Montorio la collina del castello, mentre la piana sottostante era chiamata Vallis Fontensis, cioè la valle delle fonti.

 
 
                        © Luigi Alloro, 1997-2007
 
N.B.: citare l’autore in caso di pubblicazione.
 
Panorama: la dorsale del Castello di Montorio

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