Cenni Storici – Medioevo



Montorio – Dalle origini ad oggi

a cura di Gabriele Alloro

 

Nel 489 d.C. la Campanea Minor è teatro dell’epico scontro tra gli eserciti di Odoacre (ultimo baluardo dell’Impero Romano d’Occidente) e Teodorico; quest’ultimo guida i Goti verso la vittoria finale, spazzando via definitivamente dalle nostre terre il dominio Romano. Dal secolo successivo però si apre un periodo di decadenza, caratterizzato da interminabili guerre fra gli stessi Goti, i Bizantini e i Longobardi.

Con il venir meno del concetto di quella “civiltà” e razionalizzazione che i Romani avevano introdotto, qualsiasi abitato, grande o piccolo, diviene un mondo a sé stante e sempre più isolato dal resto del territorio. Montorio in quest’epoca si presenta come un piccolo centro abitato contornato da orti, a loro volta circondati da vaste zone incolte e selvagge. L’elemento dominante dell’abitato è rappresentato dal grande palazzo di via delle Logge, presidio delle acque di risorgiva sotto il diretto controllo del Castello.

Tra la fine del sec. VII e l’inizio del sec. VIII riprende forma l’organizzazione politica e militare del territorio. In questo periodo si assiste nella nostra zona ad una notevole diffusione di proprietà ecclesiastiche e monastiche: questo fenomeno trova riscontro in uno dei primissimi documenti scritti pervenuti sino a noi che riguardano il nostro paese. Si tratta di un diploma datato 11 novembre 995, col quale l’Imperatore Ottone III dona ufficialmente al monastero di San Zeno e ad Audiberto, Vescovo di Verona, il Castello di Montorio ed il suo distretto con diritti sulle acque del fiume Fibbio.

Attorno al secolo X inizia per Montorio quell’epoca d’oro che per un intero millennio lo porterà ad essere la più grossa realtà industriale del veronese. Le acque del Fibbio sono il ‘petrolio’ che fa funzionare un notevole numero di mulini, dell’esistenza dei quali abbiamo notizie documentate fin dall’anno 920. Lungo il percorso del grosso fiume si insediano quindi i folli con le gualchiere per la lavorazione della lana, gli impianti per la macinazione del grano, del gesso ecc., le cartiere ed infine i magli per la lavorazione del ferro.

Gli anni dell’Impero di Federico I Barbarossa e le lotte fra le varie fazioni e famiglie per il dominio della città di Verona, non alterano e nemmeno rallentano quella febbrile attività produttiva ormai tipica delle industrie di Montorio che viene anzi incrementata con l’avvento degli Scaligeri.

Corte MaggiaNel 1273 Alberto della Scala fa erigere sui resti dell’antico palazzo vicino allo Squarà, già proprietà del monastero di S. Zeno, una grande costruzione in stile gotico a doppio ordine di logge chiamata la “Loza”. Questo imponente complesso, eretto sull’area dell’attuale corte Maggia, oltre a celebrare la potenza della famiglia cittadina, ha la funzione di presidio sulle acque di Montorio. Cangrande elegge questo palazzo a sua residenza estiva e lo circonda di orti e di un magnifico giardino. La tradizione popolare vuole che qui abbia dimorato Dante Alighieri durante il periodo di soggiorno ‘forzato’ nella nostra città; egli aveva trovato qui l’amicizia e la protezione del Signore Scaligero. A Verona il Poeta ha scritto buona parte dell’ “Inferno” della sua Divina Commedia e leggendo con attenzione (…e con un po’ di fantasia di chi scrive!) un paio di terzine, pare quasi di vedere descritti due luoghi del nostro paese, ossia il Castello e l’attuale Tondo Maggia:

Il TondoINFERNO, Canto IV, vv. 106-111

“Venimmo al piè d’un nobile castello,
sette volte cerchiato d’alte mura,
difeso intorno d’un bel fiumicello.”

INFERNO, Canto VII, vv. 100-102

“Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva
sovr’una fonte che bolle e riversa
per un fossato che da lei deriva.”

Se questa potrebbe essere solo fantasia, è invece certo che il figlio di Dante, Pietro Alighieri giudice in Verona, nel 1370 abbia acquistato ad Olivetum , cioè nella parte alta di Montorio, un podere con casa padronale che poi, per via matrimoniale, a metà del secolo XVI passa alla nobile famiglia Serego che da allora si chiamerà Serego Alighieri.

La straordinaria bellezza di questo luogo di delizie con le sue abbondanti acque, le sorgenti sparse ovunque, i caratteristici mulini, i broli e le splendide ville dei signori è tale da attirare l’attenzione di illustri letterati fra i quali Giovanni Boccaccio, Matteo Bandello, Francesco Corna da Soncino che così lo descrive all’inizio del ‘400:

“E poi vi son da doman più riviere
Montorio sopra il poggio e a la piana
sono le ville, dretto a le costére.
Sotto Olivetto nasce una fontana
dove son purghi, molini e cartére
et évi anche peschére de acque vive
intorno a li edifici e a le sortive”.

e quell’Adriano Grandi che nell’opera “Le Bellezze di Verona” del 1617 scrive:

“Vedrem Montorio d’ogni gratia adorno,
Che vince gli Horti Aesperidi, e coi doni
Visita la città di giorno in giorno;
E non sol d’Uve, Persiche e Meloni,
O simil frutti dilettosi al gusto,
Ma Temoli, Truttelle e Maiaroni.
Ceda Frascati e la Villa d’Augusto
A questo nobil loco a noi vicino,
Ond’escon fonti, e fiumi in spatio angusto”.

 

 

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