La Cassa Rurale di Prestiti di Montorio


 

C’era una volta…

LA CASSA RURALE DI PRESTITI DI MONTORIO

di Luigi Alloro

 

Tra le istituzioni montoriesi ormai dimenticate, merita particolare menzione, per il ruolo avuto nella vita non solo economica ma anche civile e politica del paese, la Cassa Rurale di Prestiti di Montorio, fondata nel 1897 e liquidata nel 1938.

Le Casse rurali furono una delle risposte del movimento cattolico al rapido espandersi nel mondo rurale delle idee rivoluzionarie dei socialisti. Era tempo per i cattolici di uscire dalle chiese, superare vecchi steccati risorgimentali e promuovere in tutti i campi iniziative nuove, come sollecitava papa Leone XIII nella sua enciclica “Rerum novarum” del 1891.

Con atto 13 giugno 1897 del notaio Giobatta Villardi di Verona fu costituita in Montorio Veronese “una Società in Nome Collettivo denominata Cassa Rurale di Prestiti di Montorio Veronese con sede nel medesimo comune avente per scopo il miglioramento religioso, morale ed economico dei soci, mediante atti commerciali, escluso qualsiasi fine politico…”. Vi potevano far parte solo persone giuridicamente capaci che offrissero garanzia di onestà, moralità ecc. che fossero iscritte nei registri della parrocchia di S. Maria Assunta di Montorio, che sapessero scrivere il loro nome e cognome e che non facessero parte di altre società a responsabilità illimitata. I soci erano obbligati con tutti i loro averi in parti uguali fra di essi e solidamente verso i terzi delle obbligazioni passive della Società. Con l’atto costitutivo, i soci riuniti in Assemblea Generale procedettero alla elezione delle cariche sociali così distribuite: don Francesco Grego (parroco), presidente; Francesco Bevilacqua, vice presidente; Pietro Albertini, Leonardo Martini, Giuseppe Venturi, Lorenzo Corsi e Giulio Tinazzi, consiglieri. Il Collegio Sindacale vide eletti: Giovanni Penasa, capo-sindaco; Ferdinando Fiori e Luigi Lucchese, sindaci effettivi; Serafino Avesani e Antonio Grego, sindaci supplenti. Cassiere contabile fu eletto don Luigi Girelli insegnante elementare.

Il primo bilancio relativo ad un esercizio completo (1898), evidenziava una raccolta di depositi a risparmio per lire 3.133 a cui si contrapponeva un’uscita per prestiti a soci di lire 3.030 e questo nonostante la vita movimentata dell’istituto in quell’anno. L’anno seguente vide la scomparsa del parroco don Grego, da tempo sofferente di cuore, avvenuta improvvisamente il 30 settembre 1899; aveva 67 anni, era stato parroco di Montorio per 31 anni e da due era presidente della Cassa Rurale. L’assemblea dei circa cento soci, riunita nel febbraio 1900, elesse in sua vece Gaetano Fraccaroli.

Nel 1903 la Cassa Rurale portò a termine una grossa operazione acquistando dall’Orfanotrofio Femminile di Verona la campagna del “Casaletto”; lottizzandola e vendendola l’anno seguente a soci e altri privati cittadini di Montorio, si attirò l’ostilità dell’amministrazione comunale liberale che l’accusò di speculazione. Eppure, ogni anno l’utile d’esercizio era portato parte a fondo di riserva e parte devoluto a sostegno di opere caritative e sociali come i generosi contributi elargiti per la costruzione dell’asilo infantile “Regina Margherita” e quello in soccorso dei terremotati di Messina del 1908. Il 17 maggio di quell’anno inaugurò solennemente il proprio vessillo: un drappo di seta azzurra contornato da una frangia d’oro; da una parte erano raffigurati San Giuseppe, suo patrono, assieme al bambino Gesù, mentre dall’altra erano raffigurate la Montorio antica simboleggiata dal castello e quella moderna rappresentata dai fumaioli delle sue numerose fabbriche. I soci si riunirono presso la chiesetta del patrono San Giuseppe all’Olmo, poi sfilarono per le vie del paese fino alla chiesa pievana per la cerimonia religiosa e la benedizione della bandiera. In municipio fu poi allestito un sontuoso banchetto a cui presero parte 120 persone. L’anno seguente (1909) i soci si riunirono nuovamente in seduta straordinaria allo scopo di gettare le basi per l’istituzione di una Società di Mutuo Soccorso in casi di malattia. L’infaticabile segretario don Girelli lesse all’assemblea gli articoli del nuovo statuto sottoponendoli a discussione e annunciò pure che la Cassa Rurale avrebbe prelevato dal fondo di riserva mille lire ad esclusivo vantaggio dell’erigenda società. Seguirono festeggiamenti con banchetto e foto di gruppo.

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La sede della Cassa Rurale si trovava all'altezza dell'attuale civico 24 di via Olivé

 

Il 21 marzo 1914 si riunì l’assemblea dei soci per il rinnovo delle cariche e l’approvazione del bilancio dal quale, alla vigilia del primo conflitto mondiale, risultava che la Cassa aveva erogato prestiti per lire 74.395! Nuovo presidente fu nominato Giovanni Penasa, negoziante, ex consigliere ed assessore del comune di Montorio; vice presidente Serafino Avesani, mentre Giulio Tinazzi fu nominato segretario. L’assemblea riconfermava direttore e cassiere l’infaticabile don Luigi Girelli, che tanto si prodigava a vantaggio dell’istituzione.

Negli anni di guerra anche la nostra Cassa Rurale partecipò allo sforzo bellico della nazione acquistando titoli di stato da tenere presso di sé o collocare presso la clientela.

Il 10 maggio 1919 si tenne la prima assemblea dei soci dopo la fine della guerra, che oltre al bilancio, approvò anche l’idea di acquistare piccoli lotti di terreno o fabbricati da rivendere ai soci concedendo speciali facilitazioni di pagamento. Tre anni dopo, mentre Montorio era alle prese con i mille problemi del dopo guerra, aggravati dalle lotte tra socialisti che detenevano l’amministrazione comunale e fascisti che intendevano estrometterli anche con la forza, la Cassa Rurale perdeva il suo direttore. La mattina del 20 settembre 1922, mentre si accingeva a celebrare la messa nella sua chiesetta della Madonnina, don Luigi Girelli si accasciava colpito da ictus e moriva; aveva 68 anni.

Nella successiva riunione dei soci (1923) si procedette al rinnovo delle cariche e poiché Giovanni Penasa, per ragioni personali e familiari, non volle assolutamente tenere la presidenza, fu eletto all’unanimità l’affittuale Carlo Brazzarola, mentre Penasa accettò la carica di segretario. L’ultima riunione dei soci di cui si ha notizia fu riferita dal Corriere del Mattino del 3 maggio 1925. Era scritto che nella sala della Madonnina si erano riuniti a banchetto circa 70 soci della Cassa Rurale. Nell’ottobre 1926, in seguito all’arresto e alla successiva condanna al confino del direttore Giovanni Uberti da parte del governo fascista, il Corriere del Mattino cessava le pubblicazioni. Veniva così a tacere l’ultima voce libera del giornalismo veronese.

Gli anni del fascismo al potere videro, dal 1925 in poi, cancellata ogni libertà democratica e segnarono un appiattimento
della gente, compresi parecchi soci della Cassa Rurale, verso il nuovo ordine instaurato dal regime. La conseguenza fu un progressivo spegnersi nell’anonimato, degli ideali per cui erano nate le Casse Rurali. Il fascismo, se non manifestava una aperta ostilità verso queste istituzioni espressione del mondo cattolico, non cercò di certo di favorirne lo sviluppo, preferendo invece quello delle Casse di Risparmio.

Dopo l’approvazione del bilancio 1937, venendo a scadere il quinquennio, i soci decisero di mettere in liquidazione il sodalizio.

Si chiuse così, dopo quarant’anni la vicenda della Cassa Rurale di Montorio. La vita di questa istituzione si può sostanzialmente dividere in due periodi: prima e dopo la scomparsa di don Girelli. Il primo periodo fu segnato da grande vitalità e parecchie iniziative; molti dei suoi soci occuparono cariche importanti nell’amministrazione comunale: Guglielmo Zanetti fu sindaco nel 1900, altri come Francesco Bevilacqua, Giovanni Penasa, Giulio Tinazzi, Gaetano Fraccaroli, Leonardo Martini, Enrico Branzo, Abramo Zorzi, Serafino Avesani e Luigi Aldegheri furono assessori o consiglieri comunali negli anni tra il 1897 e il 1922. Per anni gli avversari politici, liberali e socialisti, identificarono i cattolici montoriesi con lo spregevole appellativo di “paolotti” o come “il partito della Cassa Rurale” e don Girelli fu spesso attaccato pesantemente sui giornali locali (Adige, l’Arena e Verona del Popolo). Il secondo periodo, che coincise anche con la soppressione del Comune di Montorio (1927), la Cassa Rurale si trascinò sempre più stancamente fino alla sua messa in liquidazione decisa dall’Assemblea dei soci dopo l’approvazione del bilancio 1937.

 

 

 

(citare l’autore in caso di pubblicazione, anche parziale)

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