La storia del Castello


 

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Il Castello di Montorio

 

 

Articolo di Lucillo Bongiovanni tratto da "Il Sale"

Molti particolari lasciano credere che, parte dell'attuale Castello di Montorio, sia di origine romana o, almeno, sia stato ricostruito nello stesso luogo dove sorgeva un qualche stabilimento militare dell'antica Roma. Soprattutto confermano questo alcuni frammenti di una lapide, idoletti di bronzo, monete e medaglie che sono stati rinvenuti.

 

 

Ecco come Giovanni Orti nella sua storia (1882) descrive gli "Elementi romani rinvenuti nel Castello di Montorio":

1 – un pezzo di muro a mezzogiorno distante 188 piedi dalla torre angolare del Castello, costruito a cassa, cioè con due muri regolari esteriori e nei mezzo riempito di calce e di sassi;

2 – un pezzo di lapide romana ad occidente col nome "Et Ausoneae" a caratteri di un palmo;

3 – pezzo con l'iscrizione della parola "Misi" nel primo gradino della torre situata nel Castello;

4 – serie di medaglie: una si riferisce a POSTUNIO ALBINO – anno Roma 404-405;38 consolari per la IV e V celebrazione dei Giochi Secolari in onore di DIANA e APOLLO; 3 imperatori: TRAIANO 103/4 d.C., C.GORICO del 263, PROBO del 276.

La Scoperta di tanti denari d'argento fa pensare che servissero per pagare le truppe che si trovavano nel Castello. Infatti, era costume dei romani tenere le guarnigioni fuori dalla città, questo per espressa legge dell'imperatore AUGUSTO.
Il Castello, come lo si vede ora, è certamente di dimensioni minori di quello antico. Nessuno sa chi l'abbia costruito. Si sa solo che OTTONE III, imperatore di Germania, nel 955 lo donò a OTBERTO Vescovo di Verona e ai suoi successori (Uqhelli – "Italia sacra" vol. V pag. 748).
Nel 1119 nel mezzo del Castello di Montorio (dice il Moscardo), si vede una chiesa senza coperto e senza altari, nel muro della quale sono intagliate alcune lettere, dalle quali si deduce che, quella era stata la Parrocchiale di Montorio e che fu consacrata da BERNARDO Vescovo di Verona, nell'anno 1119, in honor della Beatissima Vergine Maria ed altri santi (Moscardo – "Historia di Verona" per Andrea Rossi 1668 pag. 129).
Giovanni Orti nella "Memoria sul Castello di Montorio", a pag. XXXIV, cerca di dimostrare, contro Moscardo e Biancolini, che la chiesa del Castello non era l'antica Parrocchiale.

Nel 1141 la famiglia veronese dei CRESCENZI possedeva il castello di Montorio, forse come vassalla dei Vescovi di Verona che l'avevano in feudo; questa famiqlia era in guerra con l'altra, pure veronese, dei SANBONIFACIO. Il marchese HERMAN, Vicereqgente dell'imperatore CORRADO, era stato invitato dai Reggenti di Verona a sedare le civili discordie. Eqli prese il partito dei Sanbonifacio ed espugnò, con l'uccisione di molti, il castello di Montorio. Tale atto non fece che riaccendere le civili discordie (Moscardo "Historia di Verona" paq.128).
Nell'anno 1156 i Sanbonifacio assaltarono i Crescenzi, conquistarono il Castello e lo diedero alle fiamme (Panvinio – Antiquitates Ver.lib.VII – Moscardo loc.cit.pag.129 – Tinto "Nobiltà di Verona" pag.499).

Il Dalla Corte narra che nell'anno 1157 il conte GUIDO GUERRA, qenerale dell'imperatore Federico Barbarossa prese ed incendiò, per la seconda volta, il Castello di Montorio.
Nel 1207 il Cardinale Adelardo II° Vescovo di Verona, fece un contratto con la città, rappresentata dal suo Podestà Marchese Azzone Estense, col quale cedeva la giurisdizione feudale del Castello di Montorio e di altri castelli, ricevendone in cambio la terra di Monteforte, con l'obbligo alla Città della difesa di questa terra, come nell'antico Statuto Veronese edito dal Campaqnola (capitoli CLII° e CLXXVIII° e Libro 1° e 29°).
In tal modo Montorio, dalla giurisdizione Vescovile, passò sotto quella della città.
Dal Comune il Castello passò più tardi agli Scaligeri che compirono importanti lavori.
Si vuole che siano di quell'epoca le ,vecchie case che fanno tutt'ora parte del paese. E'certo che quei signori possedevano molti beni in luogo.
Che fsse così lo suggeriscono anche fonti sicure secondo le quali Vinciguerra dei Sambonifacio, nel 1312, fallito il suo tentativo di conquistare Verona, portò le truppe padovane, da lui guidate, nel veronese, sfogando la sua rabbia sui possedimenti e le abitazioni della famiglia scaligera in Montorio ed in altri paesi (A. Carli tomo IV° pag.212).
Il Panvinio scrive che gli scaligeri fecero del Castello di Montorio il luogo delle loro delizie e l'Orti narra di alcune medaglie scaligere ivi scoperte. Tramontata questa Signoria, la raccai divenne possesso dei Visconti Visconti e poi dei Carraresi e fu proprio tra le sue mura che il lunedì 22 giugno 1405 venne siglata la dedizione di Verona alla Repubblica di Venezia.
Intervennero nell'atto, in rappresentanza di questa città. Pietro Da Sacco e, in nome della Serenissima e del Doge Michele Steno, Gabriele Emo, presenti i, condottieri Jacopo Dal Verme e Galeazzo Gonzaga.
L'intervento di questi ultimi sta a significare che essi qui avevano in antecedenza fissato il loro quartiere. generale (A. Carli tomo VI° paqq. 166-167).
Nel 1439 il Castello di Montorio, per decreto preso nell'Agosto di detto anno dall'Ecc. Consiglio dei Pregadi, fu fortificato unitamente ad altri 18 castelli del veronese (Dalla Corte – Storia di Verona – Libr. XIV° pag.299). Anche nel 1425 furono eseguite varie riparazioni e ciò sta a dimostrare l'importanza data dalla dominante Veneta, nel quadro della riorganizzazione delle difese del suo territorio, ritenendo il Castello di Montorio un complesso di grande prestigio Strategico.
Il giorno 3 giugno 1439, il Castello fu preso da Nicolò Picenino, generale di Filippo Maria Visconti, Signore di Milano, che era in guerra contro la Signoria di Venezia. Però il 30 luglio dello stesso anno Francesco Sforza, generale dei Veneziani, si portò sotto il Castello per cui Nicolò Picenino dovette ritirarsi al di là dell'Adige e cosi Montorio, col suo Castello, fu recuperato dai Veneziani (Zaqata Vol.I° paqq. 2 e 64).
Nel 1484 il Castello fu, dalla Veneta Repubblica, donato a ROBERTO SANSEVERINO, generale dell'Armata, per la perizia da lui dimostrata al servizio della Repubblica nella guerra contro il Duca di Milano e il Marchese di Mantova. Essendo poi il Sanseverino perito nell'Adiqe nel fatto d'armi di Calliano (agosto 1487), il Castello di Montorio passò al Ceppo di Boldier con l'assunto di mantenerlo in perfetta efficienza (Zagata – Vol. I° pag. 101).
In seguito, nel 1652, il Castello passò ai Marchesi di Canossa come eredi del Cavalier Gerosolomitano Boldier. Più tardi, eretto in Contea, fu comperato dai Roncali di Bergamo (Zambusi-Dal Lago – Storia dei paesi e Castelli Veronesi – parte 1 pag. L29).

Il castello fu acquistato nel 1820 dal Governo Austriaco che, più tardi, ne fece abbassare le torri perchè non avessero a
disturbare l'attività del nuovo forte Preara, nato sempre sulla collina a poche centinaia di metri dal Castello.

Delle sette torri che poco più di un secolo prima ornavano il complesso, solo quattro sono rimaste parzialmente in piedi. Esse sono ormai quasi interamente distrutte; sono corrose e consunte dalla mancanza di manutenzione più ancora che dal trascorrere del tempo. Al presente i due tratti di cortina a tramontana e a levante, con torri intermedie, non esistono più. Rimangono le due torri angolari a nord-est e a sud-est. Il mastio isolato, staccato di circa un metro e mezzo dalla cerchia muraria; con probabilità vi si accedeva da una porta, tuttora visibile, sopraelevata di cinque metri rispetto al cortile mediante una scaletta mobile. Mozzata è la torre che custodiva l'unico ingresso, il quale mostra negli s
tipiti le scannellature in cui scorreva la saracinesca calata dall'alto per chiudere il passaggio. Dietro si vedono infissi i cardini atti a reggere un serramento.
Ripetiamo che attualmente il castello ed il forte sono ridotti ad un insieme di ruderi e rovine in via di totale e definitivo disfacimento. 0ccurre segnalare come bene si presterebbe la posizione del castello e del Forte ad eventuali utilizzazioni in funzione pubblica. La loro posizione a cavaliere di due vallate assai popolate e ricche di insediamenti umani, la loro vicinanza alla città ed in particolare con alcuni dei suoi grossi quartieri (Montorio – S.Michele extra – Borgo Venezia), tutte queste cose sono più che valide per giustificare e sollecitare un intervento di questa tipo, anche in relazione al flusso di un turismo che potrebbe interessare Verona ed il suo territorio in maniera così ingente e così importante per l'economia locale. In tal senso se ne sta occupando anche la Circoscrizione che ha chiesto al Comune, proprietario del castello, di acquistare e sistemare il terreno adiacente e provvedere al consolidamento dei muri pericolanti.
Per quanto riguarda il forte Preara, che è proprietà del Demanio Militare, la Circoscrizione ha chiesto di averlo in affitto, alfine di sottrarlo alla mercè di coluro che, purtroppo, tentano di distruggerlo totalmente. La Circoscrizione potrebbe farlo gestire da enti o gruppi qià esistenti a Montorio i quali potrebbero creare una valida alternativa turistica, utilizzando il tutto per feste popolari, festival, spettacoli all'aperto, conqressi, convegni ed altro.
Questi interventi procurerebbero una maggiore confidenza e familiarità a strati sempre più vasti di cittadini nei confronti di queste preziose testimonianze che ricordano epoche passate, eccezionale patrimonio comune di cultura, di storia e di civiltà.

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