L’area del cotonificio


La filatura di Antonio Rederer

scansione_550_particolare.jpg

 

 

L'area con il complesso industriale nella stampa sopra riprodotta, ora nota come “ex-sapel”, prima di diventare di proprietà di Antonio Rederer è appartenuto a:
– 1709 Don Agostino Zoppi;
– 1752 Tommasina Zoppi, sposata a M. Terzi;
– 1810 Cesare Marioni in loco Tommasina Terzi.
Nel testamento nel 1810 Cesare Marioni lascia alle figlie Camilla ed Angela le proprietà. La zona di Montorio viene assegnata ad Angela sposata Butturini.
Nel 1844 Luigi Pellesina nuovo proprietario, vi impianta un allevamento di sanguisughe.
Il 29 dicembre del 1845 tutta l’area viene acquisita da Antonio Rederer.
Antonio Rederer e Giacomo Gisinger sugli originari siti di mulino erigono il grosso complesso industriale rappresentato nella stampa.
La data presunta dei lavori di costruzione dei fabbricati è il 1846 desunta da una richiesta, fatta al parroco di Montorio dell’epoca, per avere la dispensa a far lavorare gli operai anche di domenica.
A metà degli anni cinquanta la dittà Martin, Grasmayr e c. rappresentata da Francesco Martin rileva l’attività.
In quel periodo lo stabilimento era provvisto di due motori idraulici della forza di 70 cavalli, con 250 operaie (raggiunse 10000 fusi nel 1854-56).
Il 12 gennaio 1860 il cotonificio viene acquistato all’asta da Antonio Turati, uno dei più importanti impresari lombardi pre-unificazione. Negli anni seguenti il Turati, per tentare di superare la crisi causata principalmente dell’inizio della guerra civile americana, fondamentale mercato fornitore della materia prima, il cotone, provò anche a impiantare e sviluppare la tessitura a Montorio. In sostanza « tentò di combinare colla fabbricazione dei filati quella pure dei tessuti» e si costruirono una cinquantina di telai a mano per produrre fustagni, ma il tentativo fallì e le macchine furono rinviate in Lombardia .
Alla fine degli anni ’60 dell'800 l’opificio noto come Cotonificio Turati «gareggia[va] coi migliori istituti; e produce[va] 150.000 pacchetti di filati all’anno» 
arrivando ad impiegare fino a 450 operai, molti di Montorio. A fornire gran parte dell’energia elettrica all’azienda, oltre a due motori a vapore da 150 cavalli dinamici, c’erano tre motori idraulici da 80 cavalli effettivi. Lo status di “centro produttivo” fece guadagnare al piccolo paese di Montorio l’appellativo di “Manchester d’Italia”.
Nel 1868 viene costruito il camilion sul fontanon, che risulta essere la più antica casa popolare costruita in Italia.
Nel 1904 lo stabilimento Turati cambia Ragione sociale. Vittorio Olcese, allora tecnico e direttore dello stabilimento «Feltrinelli e c.» di Campione, fondò, su proposta degli eredi di Turati (il figlio Ernesto e i nipoti Emilio e Vittorio) nel 1904 una società che assorbì il cotonificio Francesco Turati di Montorio Veronese e avviò uno stabilimento a Cogno.)
Lo stabilimento di Montorio, noto come Cotonificio Turati, con questo passaggio va a costituire il nucleo originario di una delle maggiori imprese di filatura italiane del XX secolo (con numerosi stabilimenti sparsi nell’Italia Settentrionale). Dal 1929 perderà l’originaria denominazione “Cotonificio Francesco Turati”, per divenire Cotonificio Vittorio Olcese. 

La nuova società ridisegna interamente l'area con la costruzione dei nuovi fabbricati industriali e le case popolari per gli operai: i camilioni.
Il 30/12/1906 l’edificio più grande presente nella stampa Rederer viene distrutto da un incendio (probabilmente doloso – il fuoco si sviluppa al 5 o 6 piano alla fine del turno della notte).
Il corpo di fabbrica e le case operaie vengono inaugurate il 04/11/1907
Nell’agosto o settembre 1913 lo stabilimento chiude e la produzione trasferita in Liguria.

Nel 1917, durante la prima guerra mondiale, l'azienda Rossi di Schio è costretta a sgomberare gli stabilimenti lontano dai pericoli di bombardamento. Per l'emergenza rileva l'area ex Turati a Montorio e inizia la produzione di tessuti di lana fino al 1934 quando trasferisce la produzione negli stabilimenti a Piovene Rocchette, in provincia di Vicenza.

Negli anni ’40 gli impianti vennero ripristinati a seguito al subentro della conceria di pellami Sapel, sempre del gruppo Lanerossi. L’attività di quest’ultima continuerà fino al 1985, quando lo stabilimento venne definitivamente dismesso.

Appunti forniti da Luigi Alloro ed estratti dal documento di Silvia A. Conca Messina “Strategia d’impresa nella Lombardia ottocentesca: il caso di Francesco Antonio Turati (1802 – 1873)

 

Roberto Rubele

 

Galleria fotografica

Link alla galleria fotografica

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.