Esondazione – Il territorio va in crisi per eventi di media entità, colpa di pessime regimazioni delle acque


Alluvioni, le bombe d'acqua non c'entrano

SOS DISSESTI. Il Bacino idrografico Adige Po Verona gestise 1.500 km di alvei in zone impervie con un milione e mezzo di euro all'anno: ecco i motivi dell'emergenza

Alluvioni, le bombe d'acqua non c'entrano

Vittorio Zambaldo

«Certo, la stagione è anomala ma il territorio va in crisi per eventi di media entità, colpa di pessime regimazioni delle acque stradali, di scarsa manutenzione e di tombinamenti non autorizzati»

L'Arena giovedì 04 settembre 2014 PROVINCIA, pagina 25

Bombe d'acqua, frane e smottamenti, uragani e trombe d'aria: davvero sta cambiando il clima o non è piuttosto cambiato il nostro modo di vivere con la natura?
Bomba d'acqua ad esempio è un'espressione a effetto mediatico, ma nasconde un presupposto fatalista, che induce a credere che tutto questo sia ineluttabile e di conseguenza deresponsabilizza tutti, mentre invece gli effetti dell'imprevedibilità e dell'intensità della pioggia sono spesso ampiamente accresciuti dall'attività o dall'inattività dell'uomo.
Umberto Anti, direttore della Sezione Bacino idrografico Adige Po di Verona e Alessandro De Giuli, responsabile dell'ufficio difesa idrogeologica e miglioramenti fondiari della struttura forestale della stessa Sezione, anche sulla scorta degli eventi meteorici che hanno colpito la nostra provincia questa estate, ne sono convinti. Entrano infatti nella questione osservando che, «senza togliere nulla all'anomalia climatica di questa stagione, è evidente come il nostro territorio sia troppo spesso messo in crisi da eventi anche solo di media intensità».
Parlano a ragion veduta, perché da mesi sono subissati da appelli di sindaci e cittadini, poiché si occupano dei corsi d'acqua in area montana, 1.500 chilometri di alvei in zone impervie, ma anche centri montani e agglomerati di fondovalle che interagiscono con la viabilità, con le attività agricole, con aree artigianali e residenziali.
«Ci sono a disposizione all'incirca un milione e mezzo di euro all'anno per i soli lavori in alveo finanziati dal programma di sistemazione idraulico forestale della Regione. È chiaro a tutti che una superficie così ampia, in condizioni così complesse, meriterebbe un impegno di risorse sia umane sia finanziarie ben diverso, ma si dimentica spesso che l'adozione di opportuni comportamenti e il rispetto delle buone norme di gestione territoriale potrebbero già portare indubbi benefici», aggiungono i due responsabili.
LE CATTIVE AZIONI De Giuli, che ha consumato diverse paia di scarponi per spostarsi da un luogo all'altro a ispezionare e relazionare sulle situazioni di degrado e rischio idrogeologico, stende un elenco impietoso delle cattive azioni. «I dissesti segnalati sono spesso riconducibili a una pessima regimazione delle acque stradali: ci sono cunette invase da vegetazione e detriti, tombini ostruiti, pendenze che concentrano l'acqua in aree non idonee. Ci sono asfalti e lastricati che impermeabilizzano tutto. Sembrano inezie se prese singolarmente, ma creano un effetto di accumulo con riduzione progressiva dei tempi di corrivazione, cioè quelli che servono a una goccia di pioggia caduta nel punto idraulicamente più lontano a raggiungere la sezione di chiusura del bacino».
«Di conseguenza a valle», prosegue l'esperto, «c'è un aumento delle portate con effetti estremamente negativi se combinati con cattiva manutenzione, errata o mancata realizzazione di manufatti di regimazione». Non c'è più l'agricoltura di una volta e non ci sono più neanche i contadini di una volta che curavano la rete di scolo dei fondi garantendo un'adeguata ripartizione dei carichi idraulici. Spesso l'agricoltura è vista come attività di integrazione del reddito da svolgere il più velocemente e meccanicamente possibile: «La principale preoccupazione è di deviare l'acqua all'esterno della proprietà, mettendo in crisi strade e diritti di altri, dove ci sono magari abitazioni o fabbricati artigianali», aggiunge De Giuli.
ABBANDONO «L'abbandono delle aree meno favorevoli all'agricoltura è anche l'abbandono della manutenzione e della vigilanza su fenomeni di dissesto, così la cattiva gestione del suolo», osserva De Giuli, «si unisce l'abbandono di residui di potatura, rifiuti di ogni genere lasciati in alveo o sugli argini».
«Manca spesso la manutenzione anche più elementare perfino nei centri storici, con la rimozione delle foglie o dei detriti da griglie, tombini e cunette che potrebbero essere fatte tempestivamente anche dal privato cittadino».
ABUSIVISMO La fascia di rispetto idraulico dagli argini, che per legge deve essere di quattro metri per piante e recinzioni e di 10 metri per gli edifici, è bellamente ignorata e rende spesso impossibile accedere per l'esecuzione di lavori idraulici dovendo superare manufatti abusivi come recinzioni, frutteti, vigneti, costruzioni di vario tipo.
«Ci troviamo spesso di fronte a tombinamenti non autorizzati di alvei demaniali in aree agricole ma anche nei centri abitati: sopra si sono realizzate strade e perfino case: sotto passano tubi dell'acqua e del gas, cavi del telefono e collettori fognari: se c'è un minimo aumento delle portate con detriti, è inevitabile la tracimazione con effetto diga, anche perché ci si trova spesso con tubi sottodimensionati e con un diametro decrescente da monte a valle», denuncia Alessandro De Giuli.
Come se ne può uscire?
«Sensibilizzando enti e privati a una maggior collaborazione e corresponsabilità», rispondono Anti e De Giuli, «perché il compito di ciascuno non si esaurisce con la segnalazione e la richiesta di intervento, quanto piuttosto con la manutenzione ordinaria e senso di responsabilità civile, in attesa delle grandi opere strutturali, certamente necessarie, ma utili soltanto se si capisce che la riduzione del rischio idraulico non parte dal corso d'acqua ma dal versante, dalla prevenzione a monte». 


 

Tutto il materiale relativo alle esondazioni passate (foto e video), tutta la documentazione raccolta, gli studi eseguiti, le lettere inviate dalle autorità coinvolte, sono state riunite in una unica pagina e messe a disposizione di tutte le persone che abbiano interesse all'approfondire l'argomento:

 

www.montorioveronese.it/esondazione

 

 

Il filmato dell'esondazione del 16 maggio 2013 

 

1911 Esondazione con rottura argine sinistro in centro al paese di Montorio

L'ARENA – 07/08.06.1911 La rotta del Progno di Squaranto. Danni a Montorio – Una vecchia morta di paura

Nella parte sinistra della foto che segue si notà l'edificio dell'Asilo Regina Margherita

 

 

1934 Una disastrosa esondazione cambia il volto al paese di Montorio

(Cronaca e documenti di un'autentica catastrofe che cambiò volto ad una parte di Montorio)

Nella foto seguente lo squarcio di circa 50 metri nell'argine sinistro presso piazza ora denominata delle Penne Nere in centro al paese di Montorio

 

1986 Esondazione con parziale rottura dell'argine sinistro in piazza delle Penne Nere a Montorio

(19 giugno 1986: straripa il "progno", paura a Montorio)

 

1986 esondazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.