La vecchia Filanda


 

La vecchia Filanda

 

Brevi notizie storiche

a cura di Gabriele Alloro

 

La vecchia FilandaAl civico 14/a di via Laghetto Squarà, poco sotto l'antica Pieve, si erge un grande edificio di sei piani con una elegante torretta sul lato sud. Si tratta dell'ex Setificio Simeoni (poi Turri), meglio conosciuto come “Filanda”.

Sorto nel 1858 su un mulino formato da due edifici preesistenti da secoli, assieme al Cotonificio Turati costituì una delle prime industrie dell'era moderna in territorio veronese.

Così ci viene brevemente descritto l'opificio in un lungo articolo apparso il 23 maggio 1858 sul giornale “La Specola d'Italia”: “[…] Il torreggiante edificio sorge maestoso al centro del villaggio, fiancheggiato da una variopinta torricella. La forza motrice è somministrata dal Fiumicello di Montorio e comunicata da una ruota motrice a pale curve […]. Al pian terreno dell'edificio si stabilì un'officina meccanica fornita dei migliori stromenti […]. Il centro del meccanismo è nelle pianelle di torcitura. Vi si producono esclusivamente sete cucirine […]”.

In questo grande setificio trovarono lavoro circa 300 operai d'ambo i sessi e la perfezione della seta lavorata ivi prodotta era stata in precedenza premiata dalla Grande Medaglia di Prima Classe che un Giurì Mondiale attribuì alla Ditta Simeoni in occasione dell' Esposizione Universale di Parigi del 1855.

Nel 1870 la proprietà venne acquisita da Felice Turri il quale proseguì l'attività del setificio per una dozzina d'anni, trascorsi i quali Luigi Turri prese le redini dell'impresa trasformandola prima in filanda e quindi, dal 1889, nuovamente in setificio.

Fra alterne vicende l'attività proseguì fino al 1912, anno in cui cessò definitivamente l'attività legata alla lavorazione della seta.

La chiusura dello stabilimento fu un brutto colpo per l'economia del paese, sia dal punto di vista produttivo che da quello sociale. Molte furono le persone che rimasero senza lavoro ed altrettante le famiglie che si ritrovarono senza sostentamento. Gran parte dello stabile rimase inutilizzata, anche se dal primo dopoguerra fino agli anni '70 nei piani inferiori operò un mulino per la macinazione del gesso e di terre colorate.

Nel 1974 gli eredi Turri vendettero l'intero complesso alla Cartiera di Cadidavid e contestualmente iniziarono a circolare insistenti voci di un abbattimento dell'immobile a cui però pose il veto la Soprintendenza ai Monumenti in virtù dell'importanza archeologico-industriale della costruzione.

A cavallo tra gli anni '80 e '90 la vecchia Filanda cambiò nuovamente proprietario e di lì a poco venne presentato al Comune di Verona un progetto di ristrutturazione dell'edificio con destinazione ad uso abitativo.

Il vecchio fabbricato industriale fu quindi trasformato in un condominio di diciotto appartamenti che ha comunque mantenuto inalterata la struttura esterna originaria e che conserva tutt'ora sul retro lo scheletro in ferro e ghisa della vecchia ruota da mulino del secolo XIX.

 

© Gabriele Alloro, 2014

 

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