Il Teatro del Montorio – Speratura


A circa un chilometro e mezzo dal nostro Paese, davanti alle Casermette, ha sede “Il Teatro del Montorio”

speratura_4E’ un progetto della Direzione del Carcere di Verona con il sostegno della Fondazione San Zeno. E’ realizzato dalle Falie di Velo Veronese e in particolare dal regista, direttore del Film Festival della Lessinia e straordinario e coerente cantore degli umili, Alessandro Anderloni, che, insieme ai suoi collaboratori, da due anni dirige il laboratorio teatrale nel quale sono impegnati donne e uomini detenuti.

Lunedì e martedì sera, alla presenza di un pubblico folto e attento, della direttrice del Carcere Maria Grazia Bregoli, dei Magistrati di Sorveglianza, dell’Assessore ai Servizi sociali del Comune di Verona Anna Leso, dell’imprenditore Sandro Veronesi presidente della Fondazione San Zeno, è stato rappresentato l’atto unico “Speratura”, un originale spettacolo dello stesso Alessandro Anderloni e di Isabella Dilivello.

“Speratura”, in zoologia, consiste nell’osservazione di un uovo controluce mediante appositi lampada o tavolo per verificare, in incubatoio, che le uova da cova siano fertili e con embrione vitale e,  in allevamento e in confezionamento delle uova da consumo, per verificare l’integrità del guscio e l’altezza della camera d’aria.

“Un racconto sul prima e sul dopo, sul destino e sull’azzardo, sul caso e sulla predestinazione, sui segni che portaimo addosso ancora prima di venire al mondo, su quel che siamo mente diventiamo. Un racconto su tutte le occasioni che non abbiamo avuto prima di nascere. Un racconto sul dubbio che tutto sia già stato scritto e deciso, per cui, alla fine, resta una sola domanda:’ Possiamo solo decidere una cosa, di non giocare. Dunque, lei cosa vuol fare? Gioca o no?’” recita la presentazione dello spettacolo.

Le attrici e gli attori con la loro bravura dimostrano non solo di essere all’altezza del tema proposto ma di essere in grado di trasmetterne l’essenza alle spettatrici e agli spettatori che, alla fine della rappresentazione, prima li hanno applauditi sonoramente e lungamente e poi si sono intrattenuti con i protagonisti, tutti visibilmente e giustamente emozionati.

“Anche noi qui, nella nostra sala d’attesa, nell’aula Quattro del Montorio. Noi, quelli del Montorio: Il Teatro del Montorio. Noi siamo qui ad aspettare il momento di raccontare, e a ingannare il tempo pensando chi vogliamo essere. Da due anni cerchiamo storie, e scriviamo con esse il testamento per lasciare a noi stessi quello che avremo, o quello che qui possiamo solo sognare. Se sia fecondo il nostro lascito lo si saprà solo guardandolo alla luce del sole. Ché se in zoologia “speratura” è l’atto di vedere se c’è vita, qui al Montorio è l’atto di sperare. E forse è la stessa cosa.”

 

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