Riscaldamento da legna e qualità dell’aria 2


Riscaldamento domestico a biomasse legnose e inquinamento da polveri sottili

Il legno è da secoli il combustibile più usato per il riscaldamento domestico

Siamo sicuri di avere acquisito consapevolezza sul corretto utilizzo di stufe e caminetti?

Le stime elaborate dall’inventario regionale delle emissioni in atmosfera (INEMAR Veneto) individuano nel riscaldamento domestico a biomasse legnose la principale fonte di emissione di polveri (PTS, PM10 e PM2.5).
 

Di seguito pubblichiamo l'analisi di Carlo Sperotto che ci inviata a riflettere sull'uso delle biomasse come combustibile.


Ho visto recentemente la stazione di rilevamento mobile dell'ARPAV posizionata in piazza Buccari a Montorio, davanti alle scuole elementari. 

Per capire perché fosse lì ho consultato il sito dell'Ente dove ho trovato il comunicato stampa del 28/10/2016 che annuncia una convenzione tra ARPAV e Comune di Verona per uno studio sull'impatto del riscaldamento da legna sulla qualità dell'aria. Questo perché, cito: "L’uso delle biomasse solide ha portato ad un aumento delle emissioni di particolato primario (PM10 e PM 2,5) e delle concentrazioni di composti quali gli Idrocarburi Policiclici Aromatici e Carbonio, rilevabili sulla parte più fine del particolato.
Un’indagine particolarmente importante anche dal punto di vista sanitario poiché recenti studi hanno dimostrato l’elevata pericolosità per l’organismo umano legata alle loro proprietà mutagene e cancerogene (WMO 2000)."
I quartieri scelti, nei quali si effettueranno i campionamenti fino a fine  marzo, sono: Quinzano, Montorio e Cadidavid.

Finalmente! Fumi e miasmi di camini e stufe, gestiti da persone disinformate che li usano anche come inceneritori domestici, mi stanno complicando la vita da anni.
Il tutto nell'indifferenza generale, tanto che ho voluto cercare delle conferme con un contatore di particelle. 
Risultato:  sul mio terrazzo, il contatore impazzisce dalle 6 di mattina alle 11 di sera quando i comignoli cessano di vomitare veleni. Detto tecnicamente, la concentrazione di particelle misurata supera di alcune volte i valori di fondo notturni. Se volessi arieggiare la casa in modo salubre lo dovrei fare dalla mezzanotte alle 5 del mattino quando, con i fuochi spenti, la brezza di monte pulisce l'aria.

Anche il piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera, che i più curiosi potranno trovare allegato alla delibera della Regione Veneto n. 90 del 19 aprile 2016, conferma le mie preoccupazioni. Basta un'occhiata ai grafici a pagina 96 per vedere che la legna usata per il riscaldamento domestico, quanto a polveri sottili, batte il traffico veicolare per 2 a 1. 
Eppure le associazioni ambientaliste i media e i cittadini disinformati sono ancora convinti che le polveri sottili abbiano come causa prima il traffico veicolare.

Per verificare quanto sopra, basta salire a Bosco Chiesanuova un giorno qualunque da novembre a marzo, quando qui è nebbia e là splende il sole e l'aria è tranquilla. Camminando  in piazza della chiesa all'imbrunire, quando i fuochi domestici vengono riattizzati, si prova la sgradevole sensazione di essere finiti in una camera a gas. Secondo il mio naso la concentrazione locale di polveri e veleni potrebbe essere molto ma molto elevata. Eppure le auto sono rare e lontane. Mi piacerebbe tanto che ARPAV mi smentisse.

So bene che, con la mia auto diesel euro 5, produco in un anno circa due tonnellate di CO2 con un impatto disastroso sull'effetto serra e quindi sul clima. E so anche che l'ozono, drammatica emergenza estiva, ha tra le cause principali proprio il traffico stradale. Quindi appoggio tutte le iniziative che mi aiutano ad usare meno l'auto. Ma quando si parla di polveri sottili in quartieri residenziali, come Montorio, fatti di bi-famigliari, schiere e piccoli condomini dove dagli anni 60 ai primi anni del 2000 il camino era un obbligo e quindi ci sono canne fumarie a go go dove si può allacciare ciò che si vuole, ci vogliono grandi para occhi, molta ignoranza e disprezzo per la salute pubblica per mettere nel mirino solo le auto. 
Ricordo anche che dove si sta pianificando di bandire le auto diesel nel prossimo futuro, a Parigi e Londra ad esempio, l'uso dei camini è vietato da tempo.

La legna è un combustibile che non impatta sull'effetto serra perché, nel suo ciclo di vita, l'albero assorbe  tanto CO2 quanto ne reimmette nell'atmosfera durante la sua combustione. Ma purtroppo c'è un rovescio della medaglia, che vediamo misurando le emissioni di fumi e di sostanze nocive.
Ed infatti il documento citato riporta alle pagine 251 e 252 una tabella dalla quale credo di poter dedurre che, a parità di calore prodotto, un camino aperto produce tante polveri quante ne producono 2500 caldaie a metano. Come dire che due camini a Montorio fanno più danno di tutte le caldaie della frazione. 
Quanti camini abbiamo a Montorio? E un camino quante auto fa?
E va bene ma io uso il pellet diranno in molti. Bravi! Una buona stufa correttamente installata, manutenuta e gestita, che brucia un pellet della giusta pezzatura e di qualità, pare che produca fumi equivalenti  "solo" a 750 caldaie. E se poi i comportamenti non fossero proprio tutti come quelli descritti … facciamocelo raccontare da ARPAV.
Non per nulla, per i piccoli impianti domestici, la soluzione meno impattante è ancora il metano (pag.257 del documento citato). 
Rilevo anche che non pare siano disponibili dietro l'angolo soluzioni soddisfacenti per l'abbattimento di polveri e fumi per i piccoli impianti domestici. Se questo è vero perché incentivare fiscalmente l'acquisto di stufe che a breve non potremo più usare?   

E intanto che facciamo?
Le associazioni ambientaliste, naturalmente favorevoli alla legna, ancora non riescono a digerire l'amaro boccone delle evidenze derivanti dalle misure e nascondono la testa sotto la sabbia. Ed infatti compriamo stufe a pellet come le noccioline, anche quando abbiamo in casa un impianto a metano. Chi le produce e le vende ha abilmente sfruttato la situazione convincendoci che arredano ed ammantandole con un'aria di verde ed ecologico. 
Delle polveri continuano ad imputare l'auto e l'industria, che secondo ARPAV è ormai meno rilevante dell'agricoltura. 

Mentre i media ci raccontano che la città soffoca per le polveri, il Comune di Verona "consiglia" di evitare la combustione di "biomasse" su stufe e camini quando sia presente un impianto per il riscaldamento a gas. L'amico pensionato, che non sa cosa significhi esattamente il termine biomasse, continua a bruciare sul suo caminetto cartoni, giornali patinati, legno di recupero di qualunque tipo, sentendosi un paladino dell'ambiente. E se io gli accenno a polveri, composti cancerogeni,  diossine ed altri veleni, rischio di rompere l'amicizia.
Oltre al danno la beffa: la mia caldaia a condensazione deve sottostare a rigide normative, come collaudo iniziale e controllo biennale della composizione dei fumi, mentre stufe e camini domestici, per quanto ne so, non hanno obblighi equivalenti. 
Lo stesso credo valga anche per i camini di pizzerie, rosticcerie, ristoranti ecc. non obbligati ad alcun sistema di abbattimento di fumi e di odori.
Eppure i Vigili del Fuoco ci dicono che condomini e villette vanno a fuoco quotidianamente a causa di canne fumarie, per legna e derivati, maldestramente posate e peggio gestite. 

Cittadini intanto partecipano entusiasti in migliaia a maratone, marce benefiche ecc., ossigenandosi anche quando i medici sconsigliano l'attività sportiva all'aperto. I bambini, vittime inconsapevoli di questi comportamenti suicidi, corrono, accompagnati dai genitori.
Eppure le folate puzzolenti, che mi avvolgono anche quando passeggio sulla collina tra il castello ed il forte, che impregnano i capelli, i vestiti, la biancheria stesa ad asciugare ed entrano nei polmoni, non sono una mia invenzione. 
Le colonne di fumo grigio bluastro che escono da comignoli anneriti, come quello di mio zio che negli anni 50 bruciava le traversine della ferrovie, salgono nel cielo a decine ogni mattina. 
I grandi falò dei contadini, dai quali si alzano colonne di fumo spettacolari, si vedono quasi ogni giorno.

ARPAV fa il suo lavoro, credo bene, raccogliendo una marea di dati e pubblicando diligentemente sul sito rapporti e studi. Quello citato verrà pubblicato probabilmente la prossima estate, quando molti di noi saranno al mare e cadrà nel dimenticatoio come molti altri. 
Perché l'educazione e la formazione non si concretizza con incontri e dibattiti con i cittadini? Quanti Montoriesi si saranno presi la briga di dare un'occhiata all'ultimo interessante rapporto sulla qualità dell'aria a Montorio del 2013? E' stato presentato e discusso in qualche contesto che mi sono perso? I delegati all'ambiente del comune e della circoscrizione lo sanno recitare a memoria? Se no a che cosa è servito?
Perché il furgone della stazione mobile non porta appeso ben visibile il comunicato stampa citato all'inizio? 
Eppure se il cittadino fosse informato e consapevole molti camini si spegnerebbero, molti falò verrebbero evitati, molte auto rimarrebbero in garage e molte famiglie eviterebbero di avere la casa distrutta dal "fuoco amico".      

Giro la presente a tutte le Istituzioni citate o in qualche modo coinvolte, con la speranza di provocare interventi concreti, che contribuiscano ad abbattere il muro di ignoranza ed omertà che copre il problema. 
Io per primo sono ignorante e vorrei tanto avere la possibilità di chiarire i dubbi ed approfondire con chi è competente, i temi citati.       

Allego qualche foto a definizione ridotta per contenere le dimensioni dei file, ma, se servissero, ho gli originali che sono molto più chiari. 
Ritraggono comportamenti quotidiani; basta una passeggiata tra le case o sulle colline, per verificare.

Cordialmente 
Carlo Sperotto
Montorio Veronese

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2 commenti su “Riscaldamento da legna e qualità dell’aria

  • Andrea

    effettivamente il mio terrazzo dopo 15 giorni di "non uso" me lo sono ritrovato ricoperto da una polvere nera di cui davo colpa alla SUPER BETON. A questo punto non so più cosa pensare….

    • Carlo

      In questo periodo i venti prevalenti, quando spirano, sono da Nord Nord-Est e pertanto i fumi e gli odori di Super Beton non vengono portati verso il centro abitato di Montorio, ma allontanati verso Sud Sud-Ovest.

      Quando invece la ventilazone manca, fumi ed odori ci rimangono sulla testa e, per la mia esperienza, si creano delle sacche con livelli di inquinanti ben superiori anche alle medie giornaliere misurate da Arpav. Sempre per la mia esperienza, basata più sul naso che sugli strumenti, queste sacche sono paradossalmente favorite dalla mancanza del rimescolamento provocato dal traffico. Per esemplificare: uno slargo tra le case, senza traffico e posizionato giusto rispetto allo scarico di un camino o di una stufa, magari gestiti alla leggera, è da considerare con molta preoccupazione.