Spegniamo camini e stufe?


Durante i mesi invernali, le polveri da legna e derivati sono tre o quattro volte superiori a quelle da traffico.

Pubblichiamo di seguito la lettera di Carlo che abbiamo ricevuto per posta e che è stata inviata al Comune di Verona.

La crisi economica degli ultimi anni e le incentivazioni all’acquisto di apparecchi a biomassa per uso domestico hanno favorito un ritorno massiccio all’uso di legna e derivati, per il riscaldamento delle abitazioni.  Questo è avvenuto anche nelle aree di pianura, ben servite dalla rete del metano. Montorio, dove abito, è un esempio.
Le incentivazioni furono pensate e fatte con l’intento di ridurre la quantità di CO2 emesso, come richiesto dagli accordi internazionali sull’ambiente.

Oggi siamo il primo paese in Europa per il consumo di pellet in impianti di riscaldamento domestici e dipendiamo fortemente dalle importazioni.

Tuttavia le aspettative sull’ambiente hanno ben presto evidenziato un rovescio della medaglia tutt’altro che positivo. 
Infatti, le Agenzie Regionali per l’Ambiente, che rilevano gli impatti significativi della combustione non industriale (leggi: riscaldamento degli edifici) sull’inquinamento invernale dell’aria, scrivono nei loro rapporti che la combustione di biomasse legnose produce una quantità di polveri sottili molto superiore a quella prodotta dal traffico stradale. 
In conseguenza delle evidenze via via acquisite, l’ultimo accordo tra le regioni del Bacino Padano per il miglioramento della qualità dell’aria, prevede una serie di norme nuove e restrittive tra le quali, all’articolo 2.1.k, il divieto di incentivazione dell’installazione di impianti termici a biomassa legnosa, nelle aree dove c’è un problema di PM10 (http://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/5f880847-0a8c-4f20-b220-0685af81d03c/allegato+dgr+6675.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=5f880847-0a8c-4f20-b220-0685af81d03c). 
Siano giunti alla conclusione che gli incentivi stanno creando più danni che benefici all’ambiente! 

Quanto sopra contrasta nettamente con il pensiero corrente e con ciò che i media raccontano, perché il trasporto su strada è ancora ritenuto la causa principale dell’inquinamento da polveri sottili. Con l’intento di sollecitare qualche riflessione, ho cercato di rappresentare visivamente il confronto tra polveri sottili da traffico e polveri sottili da legna e derivati.
Mi sono riferito ai dati di ARPA Lombardia, che mi sono parsi i più completi ed aggiornati, per rappresentare in un grafico le emissioni di PM10 da traffico, in blu,  e  quelle da biomasse legnose, in rosso,  distribuendole tra i mesi dell’anno ed assumendo che:
– l’emissione di PM10 da traffico sia costante durante i mesi dell’anno (qualche tonnellata in più o in meno tra i vari mesi non intaccherebbe comunque la validità del modello);
– le biomasse vengano bruciate in inverno in quantità tanto maggiore quanto minore è la temperatura esterna; in estate si bruci qualcosa in aree montane.

Il risultato è il grafico seguente. Come scritto, si riferisce ai dati di ARPA Lombardia, ma per il Veneto avrebbe lo stesso andamento fatti salvi valori assoluti leggermente diversi. 

Se la rappresentazione rispecchia il mondo reale, risulta evidente che, durante i mesi invernali, le polveri da legna e derivati sono tre o quattro volte superiori a quelle da traffico. Quindi agire sul traffico, senza incidere drasticamente anche sulla combustione della legna, produrrà certamente scarsi benefici. Sarei felice se qualche esperto mi convincesse che sto prendendo un abbaglio, ma, al momento, mi sento molto in sintonia con chi afferma che camini e stufe domestiche vanno vietati nelle aree urbane dove c’è il metano. Gli esperti infatti concordano nel rilevare che questo combustibile è il miglior compromesso, tra le soluzioni tradizionali, perché produce una quantità di polveri insignificante ed una quantità di CO2 ed altri inquinanti contenuta. Il resto è acqua, che si materializza nella nuvoletta bianca sopra i comignoli e nello scarico, di acqua appunto, delle caldaie a condensazione.   
La biomassa legnosa può essere tollerata nelle zone montane, dove non c’è il metano e la dispersione degli inquinanti è più rapida, e risulta sostenibile nei grossi impianti dove il costo dei generatori evoluti, dei sistemi di abbattimento dei fumi e della conduzione regolamentata incide in modo accettabile.

Concludo con alcune considerazioni.
L’impatto zero della legna sul CO2 è legato al fatto che l’albero nella sua vita assorbe il CO2 che poi emette quando brucia. Se però il pellet lo importiamo dal Canada, che credo sia il nostro maggior fornitore, il beneficio viene molto ridimensionato a causa del combustibile che si brucia per trasportarlo per migliaia di chilometri.
Mentre il metano non lo possiamo taroccare e la caldaia è controllata e regolata da tecnici certificati, il funzionamento del camino e della stufa è fortemente influenzato dai nostri comportamenti, che sono spesso molto distanti dalle buone pratiche di gestione. Questo li trasforma in piccoli inceneritori che emettono i veleni che stanno incidendo sulla salute dei nostri figli e nipoti. Anche se crediamo il contrario, i test rivelano che basta un niente perché la combustione di biomassa, anche di qualità, sia molto imperfetta e produca polveri e veleni in quantità. Questo vale anche per il pellet.  
Gli esperti dicono che quando da un comignolo esce fumo ben visibile e nell’aria si sentono odori penetranti, significa che la combustione che c’è sotto non è buona e l’aria è satura di veleni.
Muovendoci per Montorio, impariamo ad usare l’olfatto e quando sentiamo odori insoliti proviamo ad alzare lo sguardo verso i tetti delle case. Scopriremo tanti camini anneriti, dai quali escono pennacchi di fumo grigio che si disperde lentamente nell’aria e crea cappe di veleni che stazionano sulle nostre teste. Il fenomeno è particolarmente percepibile ed evidente al mattino e verso sera, quando i fuochi vengono riattizzati.
Dopo l’impatto ambientale faccio un cenno doveroso ai costi. Quelli dell’impianto a pellet non sono più vantaggiosi rispetto a quelli dell’impianto a metano. La legna rimane più economica, al netto delle incombenze di gestione della stufa e del carico molto maggiore di inquinamento, ma in ogni caso mi chiedo: ne vale la pena?
Per me certamente no.

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