Lobo & C: “writing vandalico”? Ripristino dei luoghi ma anche carcere.


Imbrattatori: con la nuova legge obbligo a ripristinare e ripulire. A Milano la prima sentenza che prevede il carcere.

 

Tanti sono gli imbrattamenti sui muri e portoni montoriesi, ma in questo periodo il “tag”, cioè l’etichetta, il marcatore identificatore, che prevale è: “Lobo”. Si trova nel parco giochi, sui muri delle scuole, sui cartelli stradali, sui quadri e box delle centraline dei servizi pubblici e anche all’interno del Forte Preara.

Ora “Lobo” dopo l’approvazione della legge “antidegrado (legge 18 aprile 2017, n. 48 di “Conversione con modificazioni, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n.14, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile) rischia di dover risarcire le spese relative al ripristino dei luoghi imbrattati.

L’obiettivo del provvedimento è potenziare l’intervento degli enti territoriali e delle forze di polizie nella lotta al degrado delle aree urbane, con un approccio che privilegia il coordinamento delle forze e la programmazione di interventi integrati

In caso di condanna per il reato di deturpamento e imbrattamento di immobili pubblici, mezzi di trasporto o cose di interesse artistico (art. 639, comma 2, c.p.), il giudice potrà subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena al ripristino e alla ripulitura dei luoghi oppure, se ciò non è possibile, al pagamento o rimborso delle spese relative, o ancora, se il condannato non si oppone, al lavoro di pubblica utilità.

Ma a Milano si rischia anche il carcere!

“Frode” è stato condannato in via definitiva a sei mesi e 20 giorni di reclusione, per avere disegnato su treni e vetrine nel 2012. Il giovane 29enne, che oggi lavora come grafico in Cina, se dovesse tornare in Italia rischierebbe il carcere.

La sentenza d’appello che lo condanna è ormai passata in giudicato. I fatti risalgono all’autunno 2012, quando il giovane milanese in zona Ticinese imbrattò vetrine di negozi e muri. Nel confermare la condanna inflitta in primo grado, la Terza sezione penale della corte d’Appello scrive che le condotte sarebbero state «né modeste né occasionali». Quanto alla sospensione condizionale della pena, i giudici confermano che questa non può essere riconosciuta, in quanto non sono stati risarciti i danni. L’avvocato del ragazzo — che al tempo dei fatti aveva 24 anni — ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti per un ricorso in Cassazione.

Il ragazzo condannato vive a Shangai, dove da tre anni lavora come grafico. Ha un visto che gli consente di stare in Cina a lungo, ma se dovesse rientrare in Italia per lui potrebbero presto scattare le manette.

Ad inguaiare il writer sono stati gli uomini del nucleo della polizia locale specializzato nel contrasto all’imbrattamento, impiegati con regolarità dalla procura a partire dal 2014, quando l’allora capo Edmondo Bruti Liberati con una circolare inaugurò la stagione delle indagini vere e proprie su quello che definì il ” writing vandalico”. Da allora sono stati aperti decine di fascicoli per imbrattamento e danneggiamento aggravato.

Writing vandalico di Lobo a Montorio (nella prima foto una delle ultime creazioni al ponte Trivellin)

Writing vandalico di Lobo al parco giochi e sul muro delle scuole medie

Writing vandalico di Lobo al Forte Preara

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