Inquinamento PCE/TCE acquiferi bassa Valpantena: pubblicata la relazione. In aumento il plume inquinante


A seguito di richiesta di accesso civico generalizzato, presentata nel gennaio ed aprile 2018, il settore Ambiente del Comune di Verona ha pubblicato qualche giorno fa sul sito web del Comune di verona nella sezione Amministrazione Trasparente > Informazioni ambientali > Fattori inquinanti  lo Studio per la caratterizzazione idrogeologica degli acquiferi in bassa Valpantena eseguita in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Lo studio si è reso necessario per approfondire la caratterizzazione idrogelogica della zona della bassa Valpantena (Marzana, Quinto, Poiano), interessata da alcuni anni dalla presenza anomala di sostanze contaminanti, tra cui il percloroetilene – PCE (o tetracloroetilene – TCE), al fine di ipotizzare le soluzioni di messa in sicurezza e bonifica da attuare.

Il programma di studio e le modalità di attuazione sono state condivise gli Enti a vario titolo interessati e competenti, in particolare la Provincia di Verona, ARPAV, ULSS 9 Scaligera, Regione del Veneto e Acque Veronesi.

Il corposo studio, suddiviso in due parti, che consta di oltre 170 pagine conclude affermando che:

“I risultati delle campagne di campionamento di novembre 2016 e luglio 2017 confermano quanto evidenziato nel 2013 dai risultati della Consulenza Tecnica del Dott. Vergnano. Il plume di PCE/TCE che interessa il sistema multi-acquifero della media e bassa Valpantena continua ad aumentare la propria estensione in senso longitudinale e trasversale alla valle per effetto della dispersione idrodinamica.

Dal 2013 al 2016/2017 il fonte del plume è avanzato di oltre 1000 m verso valle, mentre le concentrazioni massime sono diminuite sia per effetto della maggiore diluizione cui è sottoposta la massa di contaminante e sia per effetto della degradazione delle sostanze (soprattutto il TCE).
Le misure di mitigazione messe in atto sono insufficienti ad impedire il propagarsi della contaminazione e possono considerarsi poco efficaci anche in merito alla riduzione della massa di contaminante.

Il pozzo utilizzato in modalità barriera idraulica si trova a valleidrogeologica entro il raggio di influenza di un pozzo filtrante i medesimi orizzonti acquiferied utilizzato da Acque Veronesi per l’approvvigionamento idrico.
Le caratteristiche idrodinamiche del sistema multi-acquifero (Tab. 1), l’estensione dell’area contaminata e le profondità raggiunte dalla contaminazione rendono problematica l’individuazione di misure di intervento che risultino efficaci e che siano economicamente sostenibili.

Allo stato attuale delle conoscenze si ritiene che lo sbarramento del fronte di contaminazione attraverso la realizzazione di una barriera idraulica rappresenti un intervento che permetterebbe di mettere in sicurezza la valle ed impedire l’ulteriore
propagazione dei contaminanti. A questo scopo, attraverso la simulazione numerica della componente advettiva del trasporto, sono state verificate 6 ipotesi di posizionamento a partire dal limite meridionale della contaminazione (scenario 1 in Fig. 29) risalendo progressivamente verso nord sino al campo pozzi Maioli di Acque Veronesi in località Poiano (scenari 5 e 6 in Fig. 29).

Il progressivo spostamento verso nord dei pozzi della barriera idraulica ha l’evidente limite di contenere porzioni sempre minori di plume, ma d’altro canto va a focalizzare l’intervento sulle porzioni di plume a maggiore contaminazione; inoltre presenta l’indubbio vantaggio di poter utilizzare l’impianto di trattamento di Acque Veronesi presso il campo pozzi Maioli nei casi specifici degli scenari 5 e 6.

La realizzazione di un nuovo impianto di trattamento delle acque sotterranee in prossimità delle ubicazioni previste per gli scenari da 1 a 4, appare troppo onerosa sia in termini realizzativi che gestionali. Per queste ragioni l’ipotesi di lavoro maggiormente sostenibile dal punto di vista economico prevede la realizzazione di una barriera idrodinamica costituita da 3 triplette di pozzi filtranti i 3 livelli acquiferi nei pressi dell’area di Poiano e l’utilizzo dell’impianto di Acque Veronesi per il trattamento delle acque sotterranee (scenario 5). In alternativa, si prevede la realizzazione di 2 triplette di pozzi e l’utilizzo del pozzo 6B di Acque Veronesi oltre che del suddetto impianto di trattamento (scenario 6).

Il posizionamento di una barriera idraulica presso Poiano permetterebbe di intercettare l’apporto di nuovo contaminante dalla sorgente di contaminazione individuata presso l’area industriale di Marzana e di impedirne la sua propagazione verso valle.
Per le porzioni di plume a valle della barriera idraulica, considerate le concentrazioni residue non elevate, si propone di eseguire un’Analisi di Rischio sanitario-ambientale (AdR) e quindi di applicare l’Attenuazione Naturale Monitorata (ANM)
L’attenuazione naturale dei contaminanti dipende dai processi di dispersione, adsorbimento, degradazione e biodegradazione, che hanno luogo naturalmente negli strati saturi del sottosuolo e che concorrono, in tempi più o meno lunghi a seconda delle caratteristiche delle sostanze e dell’acquifero, al ripristino delle condizioni di equilibrio.

L’ANM consiste nel mantenere sotto controllo questi processi, attraverso il monitoraggio delle concentrazioni di contaminanti, dei diversi parametri fisici e dei prodotti finali di reazione, secondo le modalità riportate nel Par. 2.2. L’applicazione dell’ANM da un lato fornirebbe i dati necessari a valutare l’evoluzione del processo attraverso la stima del tasso di biodegradazione e la determinazione dello stato qualitativo delle acque di falda, mentre dall’altro permetterebbe di verificare il raggiungimento ed il successivo mantenimento dei
livelli di soglia di rischio determinati con l’AdR.”

Adesso attenderemo di vedere quali scenari saranno scelti a tutela e protezione della popolazione e dell’ambiente.

Alberto Speciale

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