Una befana che soffoca!



El fumo de la vecia: il falò inquina oppure no?

Proponiamo una riflessione affinché il simbolico falò della “vecia”, le cui origini derivano dalla tradizione agricola e funge da benevolo portatore di migliori auspici per l’anno che inizia, sia occasione per riflettere sullo stato di salute del nostro ambiente e, soprattutto, sull’aria che ogni giorno respiriamo spronandoci a migliorarla per noi stessi e le future generazioni con scelte, coraggiose e lungimiranti.

Inquinamento dell’aria alle stelle nel giorno del tradizionale falò della befana. Un fatto casuale o connesso alle polveri generate dai tanti fuochi accesi per bruciare la “vecia” ?

Sarà vero che i falò della “vecia” influiscono così pesantemente sulla qualità dell’aria?

Il quotidiano L’Arena di Verona, martedì 8 Gennaio 2019 porta in prima pagina un articolo con questo titolo “ Grazie al falò della Vecia c’è il record dello smog ”. Ecco di seguito il grafico della centralina ARPAV posizionata nelle campagne tra San Michele Extra e Porto San Pancrazio, denominata “Giarol Grande”.

La qualità dell’aria, già precaria sabato 5 con 80 microgrammi per metro cubo di Pm10 in corso Milano e 69 microgrammi al Giarol Grande, domenica 6, giorno dei falò della Vecia, ha fatto segnare livelli d’allarme. In corso Milano 126 microgrammi per metro cubo, ben oltre il livello di allarme fissato a 100, e al Giarol 101 microgrammi.

Il rito del falò oltre che in piazza Brà è stato puntualmente organizzato in molti quartieri cittadini, Montorio compreso. Ma non solo a Verona e provincia. Infatti questa tradizione è nota con il nome di “Panevin” ed è molto sentita soprattutto nel Veneto orientale.

Andiamo a Vedere cosa è successo tra Venezia e Treviso.

Questo il titolo di un articolo del quotidiano “Nuova Venezia” del 6 gennaio 2019: “Panevin: polveri sottili alle stelle”. Dopo il rito tradizionale di “bruciare la vecia”,  pm 10 e pm 2,5 superano i limiti di oltre cinque volte.

Anche  “Il Gazzettino” del 7 gennaio 2019 riporta un articolo con un titolo simile “I Panevin fanno l’aria malsana: polveri sottili 5 volte oltre i limiti

Le centraline del centro storico di Venezia, Mestre e terraferma hanno segnato valori altissimi di polvere ovunque. I dati peggiori rimangono quelli della Bissuola (area centrale di Mestre), anche se il record, nel territorio veneziano, è da assegnare a Portogruaro, dove il Pm 2,5 ha toccato quota 311 microgrammo per metro cubo.

A protestare l’Assemblea permanente contro il rischio chimico: “In concomitanza con l’accensione dei panevin i valori di polveri sottili sono passati da 72 microgrammi del giorno 5 gennaio a oltre 230 nel giorno dell’Epifania, quasi cinque volte il limite di legge dei 50 microgrammi”.

Sicuramente i fattori meteo con bassa pressione e assenza di vento hanno aiutato l’accumulo delle polveri, ma il delegato dell’ambiente della città Metropolitana di Venezia Valerio Zoggia, si augura che il fenomeno del “panevin” possa essere ridotto per i prossimi anni al fine di contenere gli effetti negativi.

La situazione è ancora peggiore a Treviso. Questo il titolo di un articolo di “Oggi Treviso” del 7 gennaio 2019: “A Treviso aria irrespirabile dopo i Panevin”. Polveri sottili alle stelle con valori oltre i 300 microgrammi. Ed il fenomeno è già noto da anni, come si evince dal titolo di un articolo della “Tribuna Treviso” del 7 gennaio 2016: “ Panevin: pm10 alle stelle, Mansuè come Pechino”.

Ma torniamo al 2019 con il titolo dell’articolo di “Treviso Today”: “Panevin, polveri sottili alle stelle a Treviso e Mansuè”. Le centraline dell’ARPAV di via Lancieri di Novara hanno segnato il picco di 333 microgrammi per metro cubo. Ecco di seguito il grafico del PM10 della Stazione ARPAV di Treviso di Via Lancieri.

I valori rilevati dalle centraline dell’Arpav, sabato sera (a Treviso i falò sono stati accesi nella sera di sabato 5 gennaio 2019) hanno iniziato ad impennarsi dalle 21 e fino alle 2 di notte, schizzando oltre quota 333 microgrammi per metrocubo. Un livello record in negativo per il capoluogo. Solo verso le 4 del mattino le polveri sottili hanno iniziato a scendere. Domenica mattina 6 gennaio il PM10 era ancora sopra la soglia di 100µg/m3. Solo alle ore 13.00 i valori sono scesi sotto la soglia di attenzione ( ovvero 50 µg/m3).

Peggio ancora è andata a Mansuè dove neanche i grafici dell’Arpav sono riusciti a contenere l’impennata delle Pm10 e il grafico segnala un “fuori scala”.

La situazione dell’inquinamento dell’aria è tornata ampiamente alla normalità nel pomeriggio dell’Epifania in tutta la Marca Trevigiana, con valori di polveri sottili perfettamente regolari. Spenti i falò, rimangono discussioni e polemiche, ma probabilmente tra qualche giorno si dimenticherà tutto fino alla prossima Befana.

Quali possono essere le conseguenze per le persone esposte a a livelli di polverosità così elevati?

Ecco l’analisi di un pneumologo nell’articolo del Corriere del Veneto: “Panevin, Epifania di smog: «Può essere pericoloso»”: “ Il Pm10 si ferma alla laringe e ai grossi bronchi, il Pm5 e il Pm2,5 sono particelle più piccole, perciò in grado di raggiungere i bronchioli, la parte più interna dei polmoni” […] Posso però dire che i camini di oggi sono dotati di impianto di aerazione, mentre i roghi dell’Epifania non sappiamo esattamente cosa contengano, quindi è difficile tracciare una stima precisa di eventuali danni”

 

Per chi è interessato ad un approfondimento scientifico ecco un link molto interessante:

The dark side of the tradition: The polluting effect of Epiphany folk fires in the eastern Po Valley (Italy)

Abstract: “L’obiettivo di questo studio è caratterizzare l’episodio del 2013, monitorando gli effetti sulla qualità dell’aria nelle pianure della regione. Le concentrazioni giornaliere di PM2,5 e PM10 hanno superato 250 e 300 μg m-3, rispettivamente e i valori orari del PM10 erano superiori a 600 μg m-3 in molti siti. I livelli di carbonio totale, i principali ioni inorganici, gli idrocarburi policiclici aromatici e i traccianti della combustione della biomassa (levoglucosano e K +) sono stati misurati in 84 campioni di PM10 e 38 di PM2.5, raccolti in 32 siti tra il 4 e il 7 gennaio. Il carbonio totale variava da 11 μg m3 prima dell’episodio dell’inquinamento a 131 μg m3 al giorno successivo, K + da 0,6 a 5,1 μg m3, benzo (a) pirene da 2 a 23 ng m3, e levoglucosano da 0,5 a 8,3 μg m3”


Si ricorda che in Europa 3,9 milioni di persone abitano in aree dove sono superati contemporaneamente e regolarmente i limiti dei principali inquinanti dell’aria (Pm10, biossido di azoto e ozono). Di questi, 3,7 milioni, cioè circa il 95%, vive nel Nord Italia. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA).

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