75 anni fa gli ebrei romani nel campo di concentramento di Montorio


Da metà aprile a metà maggio del 1944, nel casolare tra Montorio e San Michele erano detenuti ebrei romani.

di Roberto Rubele

Il Ministro dell’Interno Guido Buffarini Guidi, il 30 novembre 1943, con ordinanza di polizia n. 5, stabilisce l’internamento di tutti gli ebrei, la confisca dei loro beni e la vigilanza di polizia dei nati da matrimonio misto. L’ordinanza conclude dicendo “Siano intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento provinciali in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati”.

A seguito di questa ordinanza furono creati luoghi di detenzione provinciali, concepiti come provvisorie di raggruppamento e transito che ebbero vita brevissima. Nel Veneto furono istituiti campi di concentramento provinciali a Padova, in località Vò Vecchio, in una villa abitata da suore; vicino Vicenza, nella colonia alpina di Tonezza del Cimone, un paese a 1.000 metri di altitudine, e a Verona.

Il campo di Verona fu realizzato in un fabbricato in località Ponte Cittadella, vicino a via Pallone e successivamente nelle campagne di Montorio nel casolare a sud della Corte Colombare. In questi luoghi di detenzione veronesi sono stati detenuti circa 60 ebrei catturati a Roma, trasferiti nel febbraio 1944 a Verona e imprigionati in un primo tempo a Ponte Cittadella. Successivamente, verso la metà di aprile, vengono trasferiti nel casolare tra Montorio e San Michele Extra, prima del trasporto a Fossoli e poi del lungo viaggio verso Auschwitz.

Le informazioni sul casolare di Montorio sono state raccolte principalmente dalle lettere che i detenuti inviano ai familiari. Aurelio Spagnoletto, detto Peppino, mentre era detenuto a Verona Ponte Cittadella, nella comunicazione alla moglie il 14 aprile 1944, scrive: “Forse tra giorni andremo via da questo luogo, però andiamo vicino Verona distante 5 km[1]. Questa informazione trova conferma nella lettera di Tranquillo Sabatello scritta a Verona il 19 aprile 1944:  “Cara Enrica ci spostamo da qui che siamo al centro di Verona, ma andiamo forse non è sicuro qua vicino a quattro chilometri da qua[2].

Ma il trasferimento che in molti sperano essere quello definitivo, subisce dei ritardi, come indicato nella lettera di Spagnoletto del 21 aprile 1944: “Si doveva partire questi giorni ma pare che la partenza è rimandata alla fine del mese, forse spero che alla nuova destinazione si stia molto meglio tanto per dormire come per mangiare neanche come tranquillità, perché sarà nostra dimora fino alla fine[3].

I prigionieri sembrano rassicurati dallo spostamento in campagna, lo si deduce da quanto contenuto nella lettera che Tranquillo Sabatello invia alla moglie il 21 aprile: “Cara Richetta ti faccio noto, che forse andiamo via da qua e ci spostiamo sempre qua a Verona di circa quattro chilometri, ossia veniamo a stare in campagna e forse più siquri dai bombardamenti; e più aria anche per Carlo”.

Carlo Sabatello di anni 12, figlio di Tranquillo, si reca addirittura nelle campagne di Montorio al casolare con qualche giorno di anticipo e avvisa la mamma nella lettera sempre del 21 aprile: “Cara mamma. […] Io già sono stato a vedere il posto e sono rimasto molto contento anche perché è un bel posto, e si sta in campagna così io avrò molto spazio per giocare anche perché ciè molto più aria[4]”.

Leone Fiorentino, uno dei pochi fortunati sopravvissuti del gruppo, racconta nel suo libro[5]La marcia della morte: da Auschwitz a Dachau 1943-1945” alcuni particolari sul trasferimento a Montorio:  “Veniamo trasportati tutti con alcuni autobus militari in una località denominata San Michele Extra, a pochi chilometri da Verona. Veniamo alloggiati in un vecchio casolare abbandonato recintato. Qui buona parte del giorno lo trascorriamo all’aperto, in mezzo al verde che ci circonda. Un ruscelletto scorre proprio al limite del terreno antistante il casolare e con le sue acque ci permette, utilizzando la terra bagnata dal greto, di lavare le poche stoviglie che ci è permesso tenere e qualche indumento personale. Malgrado il maggiore rigore imposto dai nuovi militi, voluto dal loro inflessibile comandante, viviamo ora in uno spazio decisamente più ampio e ci consente una più larga possibilità di movimento”.

Non si hanno informazioni certe sul giorno dello spostamento, ma secondo quanto si intuisce dalla lettera di Spagnoletto, il 30 aprile 1944 i detenuti sembrano già essere a Montorio: “Adesso la posta non parte tutti i giorni, anzi questa mia partirà martedì, stai pure tranquilla che sto benissimo tra giorni dovremmo coltivare tutto il nostro recinto a patate e fagioli e altri ortaggi, così faremo qualche cosa per passare il tempo”.

Nella lettera spedita l’11 maggio 1944, Aurelio Spagnoletto troviamo le ultime indicazioni sulla detenzione a Montorio: “La nostra salute è ottima l’appetito non manca, se tu mi vedessi ho preso una tintarella sembra che sia stato ai bagni”.

Il 12 maggio il questore di Verona segnala che sono “consegnati al Tenente Eisenkollb della S.S. Untersturm Fuhrer beim B.d.s. [sic] di questa città, gli ebrei, provenienti da Roma, che erano stati associati al campo di concentramento di Montorio sotto la direzione del Comando del 40° Battaglione Mobile della Guardia Nazionale Repubblicana, ad eccezione dei sottonotati che si trovano ricoverati per malattia all’Ospedale Civico[6]. Da Verona saranno condotti per qualche giorno a Fossoli e poi verso Auschwitz.

Il passaggio da Montorio a Fossoli è ricordato in una videointervista da Leone Fiorentino: “Da Verona ponte Cittadella fummo trasferiti a San Michele Extra, una località di campagna subito dopo l’estrema periferia di Verona. Lì ci restano non molto tempo subito dopo giunsero le SD i tedeschi vestiti tutti di nero i servizi speciali lugubri come il vestito che portavano addosso ci dettero pochissimo tempo e ci caricarono su un pullman e fummo portati a Fossoli[7].

Roberto Rubele

Bibliografia

[1] http://www.archivio-torah.it/spagnoletto/.

[2] Tagliacozzo Franca, Gli ebrei romani raccontano la propria Shoah, Giuntina, Firenze 2010, pp. 323-324.

[3] http://www.archivio-torah.it/spagnoletto/.

[4] Tagliacozzo Franca, Gli ebrei romani raccontano la propria Shoah, Giuntina, Firenze 2010, p. 323.

[5] Fiorentino Leone, La marcia della morte: da Auschwitz a Dachau 1943-1945, Mursia, Milano 2002, pp. 89-90.

[6] Berger Sara, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia (1943-1945), Cierre, Verona 2016, p. 187.

[7] http://museodiffusotorino.memoro.org/it/Leone-Fiorentino-4-9-%E2%80%93-L%E2%80%99arresto_7226.html.

[8] Albrigi Cristian, Alloro Gabriele e Rubele Roberto, 26 aprile 1945. Una lunga scia di sangue tra Montorio, Ferrazze e San Martino Buon Albergo, Cierre, Verona 2018.

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