Pietro Cavadini


Pietro Cavadini. Una dinastia di fonditori di campane (dal 1794)

di Luigi Alloro

Articolo pubblicato il 7 aprile 2008 – Aggiornato il 31 luglio 2019

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Pochi sanno che Pietro Cavadini, capostipite della più famosa dinastia di fonditori di campane di Verona, era montoriese. Una rapida scorsa alla documentazione non lascia dubbi in proposito. Nell’archivio parrocchiale, libro dei battezzati, si legge: “Die 29 augusti 1765. Petrus Antonius filius Joannis Cavadini (spesso nei documenti è scritto: Cavedini) et Antoniae Faota uxor, natus hodie baptizatus est a Rev. Coop. Florio Peretti. Levavit Andreas Diotto.” Cioè: 29 agosto 1765. Pietro Antonio Cavadini figlio di Giovanni e Antonia Faoti moglie, è nato oggi e battezzato dal curato don Florio Peretti. Testimone fu Andrea Diotto.
Nel 1785 sposa Lucia Dal Forno, nativa di Cazzano di Tramigna e di due anni più giovane di lui, e dal matrimonio nascono numerosi figli:

• Carlo il 06/09/1786 (battezzato dal curato don Giuseppe dall’Abaco, testimoni di battesimo furono Francesco Marini e Marianna moglie di Francesco Vaona);
Litografia pubblicitaria • Giovanni il 12/05/1789;
• Girolamo il 16/02/1792;
• Francesco il 02/07/1794;
• Celestino Moderato il 19/08/1796;
• Fortunata il 05/02/1799;
• Fortunato il 28/01/1800;
• Germano Florio il 07/04/1801;
• Germano il 25/07/1803;
• Luigi Giuseppe il 10/04/1806;
• Luigi il 24/11/1808.

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Tutti nati a Montorio. Di questi troviamo nei libri dei defunti: Fortunata, Fortunato, Germano Florio e Luigi Giuseppe, tutti morti in tenera età.
Uno stato d’anime di Montorio del 1793 ci rivela la composizione del nucleo familiare di Pietro Cavadini che ha in casa il nonno Antonio ultrasettantenne, la moglie Lucia e i figli Carlo di 6 anni, Giovanni di 4 e Girolamo di uno. Pietro lo troviamo nel 1801 quale notaio del comune di Montorio in una supplica da questo ente presentata alle autorità austriache, su istanza dei marchesi Gherardini, relativa alla trasformazione dell’oratorio di S. Giuseppe in casa di abitazione per i lavorenti dell’attigua campagna. Altre notizie si ricavano dallo Stato d’anime di Montorio del 1810: egli abita ad Olivé ed è qualificato come “possidente”, l’età è di 44 anni ed abita con la moglie Lucia di 42 anni e i figli Germano di 7 anni e Luigi di un anno. E’ quindi una famiglia di relativa agiatezza.
Aveva appreso l’arte del fonditore di campane dal trentino, stabilitosi a Verona, Andrea Ruffini (1721-1801), eccellente maestro che ebbe come allievi altri noti fonditori veronesi come il Chiappani e il Partilora.
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Lo stemma Cavadini Si mette in proprio prima dei trent’anni aprendo una fonderia a Montorio, testimoniata da una lettera, tutt’ora conservata presso l’archivio Cavadini e datata 1 novembre 1794, in cui il cappellano don Leonardo Luigi Vinco e i rappresentanti della comunità di San Vitale di Roveré esprimono “al signor Pietro Cavadini della comunità di Montorio, ottimo Fonditore di Campane…” il loro gradimento per la fusione di 4 campane per la loro chiesa. Sempre dalla fonderia di Montorio esce nel 1795 un concerto di cinque campane per la chiesa di Mezzane di Sopra e nel 1796 uno di sei campane per la chiesa di Tregnago. Pietro è ancora a Montorio nel 1812 quando fonde cinque campane concertate per la pieve di San Floriano, ma nel 1813 si trasferisce a Verona impiantando la sua fonderia al civico 5070 di via San Nazaro dove gestisce anche la vecchia locanda alla “Bernarda”. Ormai ha due figli grandi in grado di aiutarlo: Giovanni di 24 anni e Francesco di 19, mentre Luigi è ancora piccolo avendo solo 5 anni.
Pietro, pur abitando a Verona non tronca i legami con Montorio, dove ha alcune sorelle sposate; i rapporti col clero dovevano essere certo idilliaci, se nell’ottobre 1819 il vescovo Innocenzo Liruti, in visita pastorale a Montorio, scrive di lui nel suo diario: “Cavedin, fusore di campane, ora passato a Verona, incredulo, sfrontato e dogmatizzante”.
Il figlio Giovanni intorno al 1830 si mette in proprio e la ditta ora diviene Pietro, padre e Francesco, figlio Cavadini. Nel 1833 Pietro cede l’attività al figlio Francesco e muore cinque anni dopo, il 5 febbraio 1838. L’attività della fonderia sarà portata avanti dal figlio più giovane, Luigi, e dalla sua discendenza. Prima sarà Achille figlio di Luigi (1845-1928), poi Ettore figlio di Achille (1872-1962) e poi dai figli di Ettore, Pietro (1908-1942) e Luigi (1914-vivente). L’attività della fonderia si ferma nel 1972.
In oltre 180 di vita la dinastia dei Cavadini ha realizzato migliaia di campane di tutte le grandezze.

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Selezione di titoli di stampa e avvenimenti:

L’Arena – 07.07.2005
I progettisti assicurano rigore: «Reinterpreteremo l’antico»

 

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