L'Arena - 19/11/13 : Malesani apre una cantina a Trezzolano


L'Arena -  19 novembre 2013

 

 

malesani«Mandorlini è un Barolo, Corini un Valpolicella Doc»

 

Ha giocato e vinto il derby seduto sulle due panchine «L'Hellas ha un grande allenatore, può arrivare in alto Un tecnico giovane riporterà entusiasmo al Chievo»

 

Lui produce vino là, nella conca di Trezzolano, dove le nuvole sembrano abbassarsi per accarezzare il vigneto. Ti lasci alle spalle il caos della città, arrivi a Montorio, passi Mizzole, ti arrampichi verso Castello, alla chiesetta svolti a sinistra. Sullo sfondo, nella foschia della pioggia novembrina, ecco «La Giuva». Un'oasi di pace a pochi chilometri da Verona, il rifugio di Alberto Malesani. «Insieme al calcio e alla bici, il vino è una delle mie grandi passioni - racconta l'allenatore - sono sempre stato legato a Verona, alla mia terra. Sono nato a Montorio, a due passi da qui.
Ho acquistato questo terreno nel 2003». Lassù è nata l'idea di mettere su una cantina. «Si chiama Giuva, l'acronimo dei nomi delle mie figlie, Giulia e Valentina - spiega - entrambe coinvolte nel progetto. Con noi c'è Lorenzo Caramazza, il nostro enologo». Per vedere un sogno diventare realtà. «Tutto è nato per passione - spiega - il calcio mi ha dato la possibilità di conoscere meglio i vini e le cantine del mondo. La prima volta che ho pensato a una cantina tutta mia? Ero a Bordeaux, durante una passeggiata notturna, a poche ore da una partita di Coppa. Sono entrato in un locale, ho assaggiato un calice di quel rosso e ho iniziato a fantasticare». Coinvolgente e determinato, in mezzo ai suoi vigneti come in panchina. Acquisita la tenuta in Val Squaranto, ha aspettato cinque, sei anni, perchè ci vuole equilibrio tra il terreno e il vitigno. L'Amarone è il traguardo - «a poco, a poco, ci stiamo arrivando...», ammette - intanto La Giuva ha imbottigliato le prime bottiglie di un Valpolicella fresco, di Recioto, di un Valpolicella Superiore. «L'abbiamo chiamato "Il rientro" - sorride Malesani - è una parola che ho usato tanto nella mia vita professionale. Anche perchè se non hai giocatori che rientrano non fai molta strada. La prima volta che abbiamo assaggiato questo vino ho detto: "senti come rientra in bocca...". Il mio enologo ha preso la palla al balzo. "Lo chiameremo Rientro", ha detto. E così abbiamo registrato il nome». Sabato torna il derby in A, in panchina due enologi, pardon due allenatori, che vivranno la sfida con obiettivi diversi. «A quali vini si possono paragonare? Mandorlini è stato sottovalutato e sottostimato per quello che ha fatto finora - spiega - ha vinto tanto, non solo a Verona. Potrebbe essere un Barolo. Deciso, determinato, un vino di grande carattere. Corini ha iniziato da poco, come tutti i giovani ha tanta voglia di fare, ha riportato entusiasmo al Chievo. Un vino della nostra terra, un Valpolicella Doc».
Un derby che la gente aspetta da undici anni. «Una partita da brividi - continua - sento che c'è grande tensione. Orgoglioso di essere veronese, di poter assistere a uno spettacolo che tutto il mondo ci invidia». Malesani è tra i pochi mister italiani che ha giocato un derby guidando le due squadre. «Ricordo il primo con il Chievo - racconta - all'inizio abbiamo pagato la scarsa esperienza, il Verona di Mutti aveva giocatori più esperti. Siamo andati sotto su rigore ma abbiamo reagito e pareggiato con Gori, dopo un'azione bellissima. Ho un ricordo splendido di quella squadra. Ora parlano di 4-2-4, lo facevamo anche noi, con due centrocampisti davanti alla difesa, Rinino e Curti larghi sulle fasce, Cossato e Gori in mezzo. Un calcio modernissimo, sarebbe ancora attuale. Si poteva fare perchè c'era grande umiltà, grande volglia di mettersi in gioco, con una società che ti dava la possibilità di lavorare e crescere».
Poi l'Hellas. E quell'esultanza sotto la Sud che ha fatto il giro del mondo. «Tutto è stato strumentalizzato - ammette - adesso vedo Conte che esulta anche quando fa gol con il Sassuolo, come fosse il Real Madrid. A me piace, perchè bisogna contenere la gioia? Avevo fatto una scommessa con Delneri, avevo detto che se avesse vinto l'Hellas sarei corso sotto la Curva della mia gente. Forse ho anticipato i tempi ma non volevo prendere in giro nessuno, tantomeno i tifosi o i dirigenti del Chievo». Manca di più la panchina del Chievo o quella del Verona? «Fino all'anno scorso mi mancava quella dell'Hellas - spiega - perchè avevo preso la squadra in A e l'avevo lasciata in B. Non è facile assorbire un colpo così per un alelnatore di Verona, da sempre tifoso dei gialloblù. Non ho mai pensato al Chievo anche se il Chievo mi ha dato tanto e io ho dato tanto al Chievo. Però mai dire mai... Sono soddisfatto della mia carriera, di quello che ho fatto, dei traguardi raggiunti. Cosa mi manca? Allenare una Nazionale». A Bologna Malesani ha incontrato il patron dell'Hellas Maurizio Setti, allora vicepresidente rossoblù. «Ci siamo conosciuti in un momento un po' particolare - sottolinea - avevo già un accordo verbale ma c'era stata una rivoluzione in società. Setti era il responsabile dell'area tecnica e si capiva che voleva cambiare. Così, anche se pensavo non fosse giusto, me ne sono andato. Adesso sta facendo bene a Verona, gli vogliamo bene, spero che continui a fare bene».
Un Verona che può arrivare in alto. «Ha la fortuna di avere un grande allenatore, un tecnico che mi piace molto - aggiunge Malesani - ha trasmesso alla squadra la sua voglia di vincere. Adesso potrebbe arrivare qualche passaggio a vuoto, ci può stare per una neopromossa. Bisogna vedere che cosa succederà, come gestiranno le difficoltà. Se faranno ancora bene, potranno raggiungere traguardi importanti».

 

Luca Mantovani

 

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