L'Arena 28/09/2013: 4 anni e 4 mesi per l'aggressione a Ponte Florio



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L’Arena di Verona 28/09/2013

Raid in villa a Montorio. Condannati 2 giovani

 

AGGRESSIONE. Il fatto accaduto il 16 dicembre 2012 a Ponte Florio. Quattro anni e 4 mesi per la rapina con pistola e le botte alla padrona di casa davanti alle due figlie

 

 

Hanno 23 e 21 anni ma non hanno avuto alcuno scrupolo ad impugnare una pistola e a compiere una rapina, terrorizzando la madre di 43 anni e le sue figlie di 6 e 8 anni. Ieri per i due, difesi da Gianfranco Manuali e Emanuele Luppi, è arrivata la resa dei conti con il patteggiamento della pena a 4 anni e 4 mesi così come riportato nella sentenza del gup Giuliana Franciosi. «E andata bene, la pena è giusta», ha commentato ieri la vittima della rapina, Alessandra Boccanera, «ma sarebbe una vergogna se ai due fossero concessi i domiciliari e non scontassero la pena a Montorio». Al termine dell’udienza, Florin George Bonati e Ginel Viorel Gramada hanno fatto ritorno nella cella che occupano dal 16 novembre 2012 quando furono arrestati subito dopo la rapina nella villetta di via Ponte Florio vicino a Montorio. Quella mattina i due giovani si nascosero in giardino e attesero l’arrivo di mamma e figlie in procinto di andare a scuola. Non si fecero scrupolo a mostrare la pistola, una calbro 9, mai ritrovata, e a bloccare le due piccole, tappando loro la bocca e mollando un pugno in faccia alla donna. Scapparono poi con la borsa della madre contenente 210 euro. La loro fuga durò poco: i due giovani furono arrestati dai carabinieri in una cava vicino a via del Vegron a Montorio. Il 20 agosto scorso, il legale dei due giovani l’avvocato Emanuele Luppi ha inviato una lettera con 5mila euro alla signora Boccanera facendogliela avere dal suo legale, Matteo Nicoli. Il difensore dei due giovani ha scritto tra l’altro che i due hanno presentato le loro scuse, «maturate in un contesto di reale rammarico e pentimento». Anche i loro genitori nutrivano «un senso di vergogna per quanto commesso dai loro figli». Alessandra Boccanera, però, ha rifiutato i soldi: «Non li voglio», ha detto ieri, «non potranno mai con nessuna cifra risarcirmi del male che ci hanno fatto». La somma è stata così girata dagli stessi giovani al centro anti violenza «Petra». «Dal giorno della rapina, la nostra vita», ha spiegato ieri Boccanera, «è cambiata. Le mie figlie si svegliano di notte, urlando “sangue sangue” e la piccolina ha ripreso a parlare solo da pochi mesi. Stiamo andando ancora tutte dallo psicologo». E ha concluso: «Se loro sono stati in carcere, io ero ai domiciliari. Non esco più di sera e non vado più in giardino a prendere l’auto. Viviamo tutti ancora nel terrore». G.CH.

 

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