Franklin & Marshall modello scaccia crisi


Corriere di Verona -22 dicembre 2013

 

 

Radici locali, vocazione globale. Il «modello» scaccia-crisi della F&M

 
Pensiero: «Sempre flessibili per assecondare il mercato»
 

Il 75% del fatturato all’estero. «Ma apriamo un monomarca a Verona» Radici locali, vocazione globale II «modello» scaccia-crisi della F&M Pensiero: «Sempre flessibili per assecondare il mercato» VERONA — Guardando solamente i bilanci, non è stato un anno da stappare bottiglie di champagne per la Franklin & Marshall: il fatturato è sceso infatti del 18 per cento. Ma è pur vero che l’azienda di abbigliamento sportivo di Montorio viene da sette anni di crescita ininterrotta e un assestamento ci può stare. Più in generale, la storia recente della F&M può essere presa ad esempio di una realtà che ha saputo (dovuto) sviluppare una vocazione intemazionale, ma rimanendo sempre ben piantata nel suo territorio. «La nostra azienda è stata sempre in rapido cambiamento, soprattutto forzoso – spiega uno dei soci, Andrea Pensiero (l’altro è Beppe Albarelli) – Da subito abbiamo scelto un modello gestionale e di business flessibile. Questo ci è tornato utile, lavorando in un settore come la moda che è per definizione altamente competivo ma volubile. Per natura dobbiamo essere pronti ai cambiamenti e adattarci alle condizioni esteme». Condizione indispensabile: conoscere bene il mercato in cui si opera. «Quel che abbiamo fat to fin dall’inizio – continua Pensiero – è stato cercare di creare un brand, rispettato dal mercato, non solo italiano ma intemazionale. È questo che ci sta salvando perché essere presenti in tanti mercati ti protegge dalle flessioni in un singolo mercato, e da ulteriore spinta e forza al marchio». Non basta, insomma, fare un buon prodotto, «anche se questo è indispensabile e la nostra produzione è per l’8o per cento made in Italy». Bisogna essere sempre pronti a cambiare pelle. «Il mercato è in tortissimo cambiamento, adesso stiamo valutando di cambiare e modificare qualcosa nella nostra politica di prezzo: non sappiamo quanto sia ancora sopportabile dal consumatore, che ha diverse buone offerte a più basso prezzo di fronte a capacità di spesa inferiore. Pur continuando a proteggere il made in Italu, vogliamo provare a proporre prezzi inferiori, anche riducendo la nostra marginalità». F&M è nel segmento dello sportware e non può che considerare lo sport come il naturale punto di riferimento. Eppure, nonostante la vocazione globlale (il mercato estero pesa per il 75 per cento sul fatturato), l’azienda è molto vicina alle realtà sportive del territorio. A partire dal rugby, con il pluriennale sostegno al Cus, arrivando alla recente sponsorizzazione dell’Hellas Verona, ma non dimenticando il supporto a singoli atleti di realtà sportive minori, attraverso una (poco pubblicizzata) attività di mecenatismo. «Lo sport è il nostro compagno di vita – sottolinea Pensiero – pensare che in alcuni stati nordeuropei viene prescritto addirittura come cura antidepressiva». Come nello sport, ogni sforzo è sempre indirizzato alla prossima sfida. E, per la F&M, il passo è quello dell’apertura dei suoi primi negozi monomarca: «Vogliamo aprire nelle maggiori città europee spiega Pensiero – a marzo partiremo con Londra, entro un anno Madrid, Barcellona e Parigi, il tutto nel rispetto dei negozi multimarca con cui vogliamo continuare a lavorare. Apriremo anche a Verona: ci auguriamo di poter inaugura re il nostro store entro maggio, in centro». Locali e al tempo stesso globali: chi riesce a esserlo veramente, guarda al futuro con più ottimismo.

 

 

 

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