L'Arena – 19/02/14 : Esondazione. Il progetto di bacino non c'è



Incontro tecnico a San Martino per l’analisi dello studio di fattibilità per una cassa di laminazione con costi fra 2,5 e 17,5 milioni.

 

L’Arena 19 Febbraio 2014

esondazione incontro tecnico SMBA

Squaranto, il progetto non c’è. Al palo il bacino anti alluvioni

 

Sul tavolo due studi di fattibilità per una cassa di laminazione con costi fra 2,5 e 17,5 milioni. Il sindaco avverte: «Fate presto»

 

È servito a chiarire molte cose l’incontro in municipio organizzato dal Comune con la presidenza dell’Ottava circoscrizione (Montorio), i vertici del Consorzio di bonifica Alta pianura veneta (Apv), l’Autorità di bacino dell’Adige e i rappresentanti dei comitati civici di Montorio, Roberto Rubele, e di Ferrazze, Franco Piccirelli.
Sul tavolo l’oggetto era il confronto sulle misure da adottare per far fronte al rischio idrogeologico determinato dall’asse Squaranto-Fibbio, che interessa gli abitati di Pigozzo, Mizzole, Montorio, Ferrazze e San Martino Buon Albergo.
L’incontro ha chiarito anzitutto che non c’è ancora un progetto per il bacino di laminazione che dovrebbe liberare questi paesi dall’incubo alluvione: finora ci sono solo piani di fattibilità, quello presentato dall’Autorità di bacino e quello proposto da Apv.
Il primo parla di una cassa di laminazione senza indicare una collocazione precisa e fissa in 2,5 milioni di euro l’importo, ma dalla cifra sono esclusi gli espropri dei terreni e la servitù di allagamento, che poi sono le voci che alzano il prezzo finale. L’altro invece include tutto ma prevede due ipotesi: un bacino tra Mizzole e Montorio, ma che risolverebbe parzialmente i problemi per le località che stanno a monte e avrebbe un costo di 13,5 milioni; oppure, o anche contestualmente, un altro bacino tra Montorio e San Martino, in cave di ghiaia dismesse, per 17,5 milioni di euro, perché i terreni costerebbero poco, il diritto di allagamento anche, ma crescerebbero in questo caso le opere di canalizzazione per l’acqua nelle cave.
Questa ipotesi, se mette in salvo il centro di San Martino, lascia invece in pericolo paesi e località a nord. Da solo servirebbe a poco, fatto con l’altro costerebbe troppo.
Con il sindaco Valerio Avesani, il suo vice Franco De Santi, che come delegato alla Protezione civile aveva sollecitato l’incontro, l’assessore Mauro Gaspari, il consigliere Raffaele Perissinotto, affiancati dal responsabile del settore Ecologia Placido Camponogara, si sono confrontati il presidente dell’Ottava circoscrizione Dino Andreoli, il consigliere Lucio Tosi responsabile della sicurezza e dei corsi d’acqua, il consigliere regionale Bruno Cappon, il presidente di Apv Antonio Nanni con i suoi tecnici, gli ingegneri Luca Pernigotto e Gianfranco Battistello, e per l’Autorità di bacino dell’Adige l’ingegner Luca Guarino.
Apv ha illustrato le ipotesi dei due bacini di laminazione ricordando che l’esondazione dello scorso maggio aveva una portata di 50 metri cubi al secondo, ma che i tempi di ritorno parlano di eventi possibili fino a 100 metri cubi al secondo. «Significa che un edificio su sette di San Martino è destinato a finire sott’acqua», ha precisato Guarino, mostrando una mappa dei punti critici, non ancora pubblica perché deve essere completata.
I tecnici hanno concordato che l’onda di piena andrebbe fermata il più a monte possibile, meglio prima di Pigozzo, ma il Vajo di Squaranto è troppo stretto per permettere una superficie di bacino sufficientemente ampia da poter contenere almeno 700mila metri cubi d’acqua. Mercoledì 26 ci sarà un sopralluogo lungo lo Squaranto per valutare le possibili ipotesi per il progetto.
Guarino ha fatto notare che ci si preoccupa dell’acqua, ma bisognerebbe guardare anche al deposito alluvionale perché l’ultima inondazione ha lasciato mezzo metro di materiale in più nel letto dello Squaranto e del Fibbio.
«Facciamo presto», ha invitato Avesani, «completiamo con un progetto questo studio di fattibilità, individuiamo il sito e chiediamo alla Regione i soldi, perché le spese per riparare i danni delle alluvioni sono superiori a quelli investiti in progetti di difesa».
De Santi ha raccomandato la cura e la manutenzione degli alvei e sollecitato un sistema di prevenzione tramite telecamera, rilevatori di portata e di livello che preannuncino l’arrivo di una piena dallo Squaranto. Infine Piccirelli, a nome del Comitato esondazione 16 maggio, ha consegnato al sindaco Avesani un dossier con oltre mille firme di residenti a Ferrazze dove si illustrano i danni subiti e si chiede di tenere alta la guardia per la manutenzione e sicurezza di Squaranto e Fibbio.

 

Vittorio Zambaldo

 

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