Esondazione. Le piene si limitano con i sensori



Lazzarini. Con Sensori e modelli previsionali si predicono le piene. Proviamo in Valsquaranto

 

L’Arena 07 Febbraio 2014

esondazione 2013

Danni delle piene? Si limitano con una «sentinella» a monte

 

Lazzarini: «Facciamo nostra l’esperienza della Valle d’Aosta dove, con un modello matematico abbinato ad alcuni sensori, si predice l’apporto d’acqua nei torrenti»

 

Alluvioni, «serve una sentinella a monte». Lo dice Gabriele Lazzarini, «l’uomo delle nevi». «La sicurezza passa per la prevenzione e un sensore nell’Alpone, almeno a San Giovanni Ilarione», dice il veronese il cui nome fa rima con Corpo nazionale del soccorso alpino, Club alpino italiano, Servizio valanghe italiano, Federazione italiana sicurezza piste sci.
Settantuno magnifiche primavere ed un’esperienza lunga più di quarant’anni ne fanno uno dei più grandi esperti italiani in tema di neve. Ed è ai monti, quelli innevati in questi ultimi sette giorni, che invita tutti a guardare per capire cosa è accaduto a valle in questa settimana ma, soprattutto, per fare prevenzione vera partendo dalla conoscenza.
«Facciamo nostra l’esperienza della Valle d’Aosta», spiega Lazzarini. «Là da sei anni l’applicazione di un modello matematico abbinato ad alcuni sensori predice l’apporto d’acqua nei torrenti».
Solo qualche giorno fa ad una «sentinella» a monte dell’Alpone aveva fatto riferimento anche Sebastiano Lucchi, vice coordinatore della Protezione civile dell’Ana a Verona. Lazzarini guarda ancora più a nord, a partire dall’elemento che conosce meglio, cioè la neve (le sue tipologie, il suo peso) ma anche da quello che è accaduto nei primi giorni della settimana. Il comportamento anomalo dei torrenti, cioè i volumi robusti a monte e a valle una situazione pericolosamente quasi statica per ore ed ore, si spiega con la neve: «Aumento delle temperature legato allo scirocco (a cui le Prealpi veronesi e vicentine sono esposte) e con esso la pioggia, sommato alla presenza di una imponente massa nevosa, cioè i tre metri di media sulle Prealpi, sono una miscela esplosiva. Ecco da dove è arrivata quella mole imponente d’acqua che s’è vista nei torrenti in Val d’Alpone e nella Bassa», dice Lazzarini.
Il campanello d’allarme a lui era suonato domenica: «Il pericolo è rappresentato dalla tipologia della neve, molto molto umida e dunque con maggior peso specifico. La neve fonde a zero gradi e se a questo sommiamo le piogge arriviamo a una situazione di pericolosità estrema per l’apporto idrico dei sistemi fluviali delle Prealpi venete. E’ totalmente anomalo il grado 5 di rischio valanghe stimato per giorni e giorni: neve fresca e pesantissima, che vuol dire 300-400 chili per metro cubo».
Anomalia, dunque, «ma ampiamente prevista già nel 2008 al Climate change, il congresso di meteorologia italiana voluto dal Cai. Si predisse allora ciò che noi vediamo adesso».
Partire dalla conoscenza della neve, insomma, «che seppur condizionata da enormi variabili, quando fonde apporta un’enorme quantità d’acqua nei fiumi. Indicativamente ragioniamo a partire da 1 centimetro di neve che diventa 1 millimetro d’acqua, ma è solo un’indicazione di massima. Da noi ci sono accumuli spaventosi vicino alla pianura, siamo sulla scia del diluvio».
Soluzioni? «Importiamo la ricetta valdostana. Nel 2006, per stimare l’apporto d’acqua che con il disgelo sarebbe arrivata nei bacini idroelettrici, il Politecnico federale di Zurigo elaborò il modello matematico Eti (Enhanced temperature index) che, affiancato a punti di rilevamento, si rivelò efficacissimo anche per monitorare per tempo la crescita dei torrenti. La fusione della neve inizia con una rapidità impressionante ed imprevedibile, bisogna saperlo».
Per elaborare un modello matematico, però, serve tempo e studio: «Si può partire con l’installazione di centraline, anche in Val Squaranto, e la registrazione di quel che succede a valle a partire da quel che accade a monte: un dato di esperienza e uno storico è un punto di partenza. Il fattore tempo è cruciale», dice Lazzarini.
L’onda di piena arriva dopo due ore, due ore e mezza: un tempo sufficiente per far spostare auto e sfollare persone a valle in caso di pericolo. Per questo Lazzarini si mette a disposizione (348 0157830).

Paola Dalli Cani

 

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