I cementificatori non si fermano mai!!


I cementificatori non si fermano mai!

 

La notizia della proposta di costruire un nuovo centro commerciale a Montorio mi è giunta una sera di alcune settimane fa ed è stato come un pugno nello stomaco.

 

Incredulità: come si può pensare di costruire un centro commerciale su un’area di 52.000 metri quadri a ridosso del Circolo 1° Maggio a Montorio?

 

Sgomento: ancora cemento e per di più in una zona dove il Fontanon è a due passi?

 

Rabbia: nonostante tutto quello che sta emergendo sul Piano degli Interventi con le inchieste in corso, c’è ancora voglia di speculare?

 

Calma, ragioniamo e proviamo a riordinare le idee.

 

Gli strumenti normativi che vengono utilizzati per questa nuova operazione dal Comune di Verona sono la legge regionale n. 50 del 28/12/2012 “Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto” e il relativo regolamento n. 1 del 21/06/2013 “Indirizzi per lo sviluppo del sistema commerciale (articolo 4 della legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50)”.

Queste norme nascono con tutte le buone intenzioni per cercare di programmare, organizzare, armonizzare, rendere compatibili, valorizzare, proteggere etc. etc. il territorio, l’ambiente, il tessuto sociale etc. etc.

Poi nei fatti si rivelano ottime coperture per gli speculatori, per coloro che guardano solo al proprio tornaconto e non certo al bene e all’interesse comune.

Questo nuovo progetto non può essere letto che in questo modo.

 

La zona ex Lanificio Rossi nasce da un accordo mai mantenuto (tra il 1974 e il 1980): dare lavoro  in cambio di un nuovo insediamento artigianale con capannoni che sarebbero dovuti servire alla produzione che non vi è, se non per poco tempo, stata. La conseguenza è stata il licenziamento di tutti gli operai, ma i capannoni sono rimasti e Montorio, anomalia mai sanata, si ritrova con due aree artigianali,  per giunta poco produttive e ormai spopolate.

Ecco allora l’idea: Centro commerciale per ridare fiato all’economia!! (fate un giro dalle parti di Zevio e vedrete che fine ha fatto un grande centro modello IKEA).

 

La zona non ha nessuna vocazione commerciale e  a ben guardare nemmeno abitativa, nonostante ciò si è già edificato alterando un contesto di pregio ambientale e paesaggistico ove i corsi d’acqua, le colline e la campagna contribuiscono a creare un habitat naturale per molte specie animali e floreali.

Ora, pensare a un grande insediamento commerciale o abitativo vuol dire una sola cosa: distruggere il territorio, la sua cultura, le sue tradizioni i suoi equilibri, snaturare per sempre il paesaggio e renderlo simile alle periferie degradate e spersonalizzate che troppo spesso troviamo nelle città italiane.

Non ultimo un centro commerciale comporterebbe la morte del piccolo commercio.

 

Tutta questa distruzione chi avvantaggerebbe?

I soliti noti, coloro che si fanno costruire le ville o abitano in quelle antiche (anche a loro insaputa) lontano dalle periferie in contesti bucolici da fiaba, alla faccia della collettività.

Coloro che si arricchiscono sulle spalle dei contribuenti poiché i loro progetti poi diventano oneri per i comuni per costruire le infrastrutture.

Coloro che evadono le tasse e portano i capitali all’estero.

Coloro che danno il lavoro, magari in nero e senza nessuna protezione e sicurezza per i lavoratori.

Coloro che con il patrimonio di tutti hanno fatto la loro fortuna e la loro rispettabilità.

 

Ricordo uno spot (commerciale): meditate gente, meditate…

 

 

Claudio Ferrari

 

                                                                                                                                                                                                                                                                          

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.