Cava Ferrazze, Via Falcona 8: revoca parziale divieto di prosecuzione attività recupero rifiuti 1


Con Determinazione n. 1188/18 del 12 aprile 2018 la Provincia di Verona ha archiviato la diffida di cui alla nota prot. n. 68575 del 24 agosto 2016 e revocato parzialmente il divieto di prosecuzione dell’attività
di cui alla Determinazione n. 2527/17 del 15 giugno 2017. La decisione della Provincia si base sulla verifica dell’effettivo adempimento da parte della Ditta agli obblighi imposti in quanto la stessa, seppur in fasi successive, ha provveduto a realizzare gli interventi richiesti dalla Provincia, eliminando i motivi che avevano portato ad emettere i provvedimenti.
Infatti secondo quanto dichiarato dalla Ditta ed in base alla documentazione acquisita il materiale proveniente dall’impianto di recupero rifiuti, accumulato fuori dal perimetro, in area di cava, è stato allontanato. L’impianto di recupero risulta quindi conforme alla comunicazione in “procedura semplificata” inoltrata in data 2 maggio 2013.

La ditta Segala S.r.l. come “obblighi da rispettare”, al fine di riprendere l’attività di gestione dei rifiuti, è tenuta ad inviare i chiarimenti richiesti dalla nota della Provincia del 5 aprile 2018 con cui sono stati comunicati gli esiti della conferenza tenutasi in data 7 marzo u.s.. E’ tenuta inoltre ad attenersi a quanto verrà’ stabilito nella conferenza decisoria AUA.

Ricordiamo quanto era stato indicato nella Determinazione n. 2527/17 del 15 giugno 2017 da parte del Dirigente del Settore Ambiente della Provincia di Verona nei confronti della Ditta Segala Srl, ovvero che:

“1. vieta la prosecuzione dell’attività di recupero rifiuti svolta presso l’impianto sito in Via Falcona n.8, nel Comune di Verona (VR), sede legale e operativa della ditta Segala Srl, in possesso della Determinazione Provinciale n. 2752/13 con cui è stata rinnovata la validità dell’iscrizione al n. 7 del Registro provinciale delle aziende che effettuano attività di recupero di rifiuti non pericolosi in procedura semplificata, fino al 16 giugno 2018, della comunicazione in materia di rifiuti di cui agli art. 215 e 216 del D.Lgs. n. 152/20062;
2. avvia il procedimento per la cancellazione del n. 7 del Registro provinciale delle aziende che effettuano attività di recupero di rifiuti non pericolosi in procedura semplificata;
3. comunica i motivi ostativi al rilascio dell’ Autorizzazione Unica Ambientale.

In data 1 ottobre 2015, la ditta Segala S.r.l. ha presentato al SUAP del Comune di Verona istanza di Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A) per la prosecuzione dell’attività ai sensi dell’articolo 281 del D.Lgs n. 152/2006. In merito a questa istanza si sono tenute n. 2 conferenze istruttorie, rispettivamente in data 10 aprile ed in data 31 maggio 2017.
Il 12 maggio 2016, il Comune di Verona ha trasmesso, il proprio parere in merito all’istanza A.U.A. presentata dalla società Segala Srl in considerazione dell’esito del sopralluogo effettuato presso l’impianto in data 3 maggio 2016.

Il sopralluogo ha evidenziato varie criticità/irregolarità nelle modalità di gestione dell’impianto di trattamento rifiuti, delle aree connesse allo stesso e dell’area di cava, criticità/irregolarità esprimendo “parere non favorevole all’istanza finalizzata al rinnovo all’esercizio dell’attività di recupero rifiuti in procedura semplificata, ai sensi degli artt 214-216 del D. lgs 152/2006 e ss.mm.ii e al rilascio dell’ Autorizzazione Unica Ambientale presentata dalla ditta Segala Srl”.  Conseguentemente la Provincia ha inviato il 24 agosto 2016, nota prot. 68575/2016, alla ditta Segala Srl una diffida. 
Con nota del giorno 8 novembre 2016 la Provincia ha riscontrato le osservazioni alla diffida inoltrate dalla Ditta e ha integrato il provvedimento diffidando ulteriormente la ditta a gestire l’impianto correttamente e conformemente al D.Lgs. n. 152/2006 , al Decreto Ministeriale 5 febbraio 19988 ed alla Determinazione Dirigenziale n. 2752/13 del 13 giugno 2013.

In particolare la Ditta è stata diffidata:
a) ad allontanare dall’impianto in procedura semplificata i rifiuti non autorizzati;
b) ad allontanare dall’area di cava il “materiale” derivante dal trattamento dei rifiuti (classificato ancora come rifiuto);
c) a mantenere stabilmente il frantoio autorizzato entro il perimetro dell’area individuata nella comunicazione;
d) a non utilizzare per il trattamento dei rifiuti gli impianti di lavorazione autorizzati ai sensi della Legge 44/82 sulle cave;
e) a non scaricare nel suolo le acque reflue derivanti dal dilavamento dei rifiuti inerti non pericolosi contenenti asfalto e/o frammenti di asfalto, finché non sarà adeguato lo scarico dei reflui trattati. 

In particolare, dal sopralluogo del Comune di Verona citato in premessa, emerge una gestione non corretta dell’impianto di recupero autorizzato in procedura semplificata, gestione non conforme alla comunicazione per mancato rispetto della tipologia dei rifiuti, per mancata presenza in impianto dei macchinari (frantoio mobile), per mancato rispetto delle aree di stoccaggio della frazione risultante dal trattamento dei rifiuti, frazione che la Ditta ha in parte posizionato in cumuli, in base alla pezzatura, all’esterno del perimetro autorizzato, quindi in area di cava non compresa nella comunicazione.
In impianto sono stati rinvenuti rifiuti non autorizzati costituiti dal “fresato d’asfalto” e “asfalti” non previsti nella comunicazione (lettere a) e b) di quanto rilevato dal Comune di Verona in data 3 maggio 2016, richiamato al punto n. 1 lettera A della diffida provinciale. Peraltro gli spazi autorizzati per lo stoccaggio dei rifiuti, per la lavorazione, per le materie prime seconde (“End of West”) sono chiaramente indicati nella planimetria datata 16 luglio 2008, allegata alla documentazione trasmessa dalla Ditta che ha consentito il rinnovo dell’iscrizione di cui alla determinazione provinciale n. 4431/08 del 18 luglio 2008, riferimento anche del rinnovo avvenuto nel 2013 con determinazione n. 2752/13.
Dal sopralluogo emerge anche che impianti a servizio della cava sono stati utilizzati per il trattamento di rifiuti, senza essere in possesso dei titoli abilitativi (punto c) di quanto rilevato dal Comune di Verona, richiamato al punto n. 3 lettera A della diffida provinciale). Alcuni impianti di cava (n. 2) hanno ottenuto la sanatoria edilizia dal Comune di Verona, tuttavia non sono attualmente autorizzati né a trattare rifiuti e neppure a trattare il materiale originato dal primo trattamento del rifiuto, in uscita dall’impianto autorizzato in semplificata, seppure in possesso della citata sanatoria edilizia del Comune, in quanto sprovvisti di autorizzazione ambientale.
A seguito della diffida del 24 agosto 2016 la Ditta non ha inviato alcun documento comprovante l’allontanamento dei cumuli oggetto di diffida, come richiesto ai punti 1- 2, lettera A, degli obblighi da rispettare.
A seguito dell’integrazione della diffida effettuata con provvedimento in data 8 novembre 2016, la Ditta non ha inviato alcun documento comprovante l’allontanamento dei cumuli contestati, come richiesto alle lettere a) e b) del punto 1 Determinazione n. 2527/17 degli obblighi da rispettare.
La Ditta nulla ha eccepito neppure in riferimento alla diffida a non utilizzare per il trattamento dei rifiuti gli impianti di frantumazione e vagliatura presenti all’interno della cava, sprovvisti dell’autorizzazione a trattare rifiuti, come rilevato al punto c) dal Comune di Verona e diffidato al n. 3 lettera A della diffida datata 24 agosto 2016.
Secondo la documentazione agli atti inviata dalla Ditta, parte di tale materiale inerte stabilizzato (considerato dalla Ditta “End of West”) viene dalla Segala Srl trasferito presso gli impianti limitrofi posti in area di cava, all’esterno dell’impianto autorizzato, per essere lavorato e impiegato in edilizia, eventualmente anche con aggiunta di materiali naturali. Tale lavorazione, asserisce la ditta, avviene presso n. 2 impianti autorizzati in sanatoria sotto il profilo edilizio dal Comune di Verona in data 7 giugno 1999. Si tratterebbe di impianti di produzione di stabilizzato riciclato a servizio di attività industriale di trattamento di materiali inerti provenienti da cave, scavi, demolizioni, ecc.
Tali impianti peraltro non hanno acquisito le autorizzazioni ambientali, necessarie per l’esercizio degli impianti industriali affinché possano gli stessi essere ritenuti idonei all’utilizzo di materiale “End of West” nei cicli di consumo o di produzione. L’assenza di autorizzazioni ambientali costituisce la mancanza di un requisito essenziale affinché si realizzi “l’effettivo ed oggettivo” recupero che l’art. n. 3, punto n. 3 del D.M. 05/02/1998 stabilisce essere requisito necessario per essere escluse dal regime dei rifiuti.

Il più volte citato provvedimento provinciale del 08 novembre 2016 con cui è stata integrata la diffida, prevedeva inoltre tra le “avvertenze” che la mancata ottemperanza, entro il termine previsto, avrebbe comportato l’emissione del provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività e la cancellazione della ditta Segala Srl dal Registro provinciale delle imprese che effettuano l’attività di recupero di rifiuti in procedura semplificata fattispecie che è avvenuta con la Determinazione n. 2527/2017.

La ditta Segala Srl pertanto è tenuta a sospendere, con decorrenza immediata dalla data di notifica/ trasmissione del provvedimento n. 2527/2017, ogni attività di conferimento di rifiuti presso l’impianto sito in via Falcona n. 8 nel Comune di Verona, nonché la gestione/trattamento dei rifiuti già introitati.
Sono consentite unicamente le operazioni di messa in sicurezza dei rifiuti presenti e il loro eventuale riposizionamento nelle aree autorizzate al fine di prevenire la contaminazione delle matrici ambientali.
La Ditta è tenuta inoltre, nel minor tempo possibile e comunque entro 60 giorni a ripristinare nell’impianto in procedura semplificata una situazione conforme allo stato autorizzato rispettando gli spazi dichiarati in comunicazione per lo stoccaggio dei rifiuti e del materiale trattato, anche End of West. In particolare è tenuta:
1) ad allontanare dal sito i cumuli di materiale di diversa pezzatura prodotto dal trattamento dei rifiuti, stoccato in area di cava (non compresa nella comunicazione), di cui al punto c) di quanto rilevato dal Comune di Verona, fornendo la documentazione
comprovante la loro destinazione;
2) ad osservare scrupolosamente la normativa ambientale e le indicazioni normative della procedura semplificata riportate anche negli obblighi della Determinazione Provinciale n. 2752/13 (paragrafi 7.1 – 7.1.3 lettere a) e c) – 7.1.4) nel rispetto degli spazi di stoccaggio e lavorazione, nonché delle quantità autorizzate per i rifiuti e le materie prime ottenute, al fine del corretto recupero dei rifiuti e/o riutilizzo in altri cicli delle materie prime.”

Con nota del 3 luglio 2017, la Provincia ha integrato i motivi ostativi al rilascio dell’A.U.A. di cui alla determinazione n. 2527/17 citata, in relazione alle risultanze della conferenza AUA del 31 maggio 2017 nella parte in cui si ritiene accoglibile la proposta della Ditta relativa alla nuova modalità di scarico. Nella nota si evidenzia che tale valutazione espressa in conferenza risulta in contrasto con gli indirizzi forniti
dalla Regione Veneto in data 22 giugno 2017 in caso analogo, in relazione al contenuto del c. 1 dell’art. 39 del P.T.A. applicato in area di cava ad impianto ricadente in Allegato F (in quanto impianto di trattamento rifiuti). La norma prevede infatti che la gestione delle acque meteoriche avvenga con un sistema di trattamento e successivo scarico recapitante “nei corpi idrici superficiali o sul suolo o in fognatura”. Nel caso specifico l’impianto di recupero rifiuti si trova posto a fondo cava, con dislivello di circa 7 metri dal piano campagna, quindi in sottosuolo profondo, pertanto le modalità di scarico sono in contrasto con le disposizioni del citato art. 39 comma 1 del PTA. Il sottosuolo risulta peraltro di natura sabbiosa/ghiaiosa, quindi altamente permeabile in relazione al rischio di contaminazione.

Con Determinazione Provinciale n. 3247/17 del 11 agosto 2017, sono stati sospesi i termini per la cancellazione dal Registro del n. 7 di iscrizione e prorogati al 31 dicembre 2017 i termini di scadenza per adempiere agli obblighi della determinazione n. 2527/17.
In date successive, 9 ottobre, 10 novembre e 13 dicembre 2017, l’impresa Segala Srl ha inoltrato alla Provincia la documentazione necessaria al superamento delle criticità, evidenziate durante il sopralluogo del Comune di Verona e contestate dalla Provincia prima con la diffida provinciale del 24 agosto 2016, in seguito con il divieto di prosecuzione di cui alla determinazione n. 2527/17.
Infatti, come specificato nella relazione dell’impresa in data 13 dicembre 2017, ha prodotto i documenti di trasporto (DDT) dei rifiuti e del materiale rinvenuto nell’area di cava e dimostrato mediante documentazione fotografica che l’impianto di recupero e’ stato ripristinato.
Inoltre, in relazione allo scarico delle acque di dilavamento dei piazzali dell’impianto di recupero rifiuti, la ditta Segala Srl ha provveduto ad inoltrare una proposta progettuale di modifica e adeguamento dello scarico, proposta istruita dagli uffici della Provincia con esito favorevole. In base alla stessa è previsto che
le acque di dilavamento, dopo il loro convogliamento e trattamento in impianto di depurazione, siano fatte confluire in canalizzazione con successivo recapito in trincea di dispersione.
In data 7 marzo 2018 si è tenuta presso la Provincia una conferenza dei servizi allo scopo di valutare: a) la documentazione pervenuta in relazione alla diffida; b) la richiesta di archiviazione della stessa; c) il sollecito al rilascio dell’AUA., istanza che in origine comprendeva sia l’autorizzazione allo scarico delle acque proveniente dall’impianto di recupero che quelle provenienti dagli impianti posti in area di cava.
Con nota provinciale del 5 aprile 2018, sono stati comunicati gli esiti della conferenza.

 

Alberto Speciale


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