La Madonna del Confin o Madonna del vajo Squaranto


Il restauro della Madonna del Confin.

1 maggio 1989: Discorso per la festa di inaugurazione di Fulvio Bragastini (1918-2010)

La Prima Guerra Mondiale era terminata da qualche anno, dalla montagna scendevano a valle con i loro prodotti per barattarli con quelli della pianura. Passavano così i carrettieri lungo la strada del Vajo Squaranto: i Trevisani di Roverè, i Vinco di San Rocco, i Grossule di San Francesco, i Bonomi di Velo, il Balle di Bosco, i Sauro della Pissarotta, i Dusi di Mizzole e tanti altri. Lungo la strada trovavano ristoro all’Osteria del Confin, gestita allora dalla famiglia Fiocco, in particolare dalla signora Albina Rossi. A questa gente era venuta l’idea di costruire una chiesetta dedicata alla Madonna perché vegliasse sul loro cammino, lungo e pericoloso, rischiarato nella notte solo da una lanterna ad olio. Ogni carrettiere consegnava un’offerta in denaro, per realizzare ciò che la signora Rossi sognava da tempo. Si unirono alla raccolta anche i boscaioli che lavoravano lungo il Vajo Squaranto e alcuni contrabbandieri di tabacco che si rifocillavano presso l’Osteria al Confin. All’iniziativa collaborò la famiglia Canteri che abitava nei paraggi. Quando il salvadanaio ebbe una buona consistenza si diede inizio ai lavori e con grande soddisfazione di tutti e il giorno 5 ottobre 1923 la chiesetta fu inaugurata. Per diversi anni fu tenuta decorosamente e saltuariamente Don Sante, Parroco di Pigozzo, vi celebrava la Santa Messa. Poi il tempo, il progresso, le macchine, la nuova cultura fecero dimenticare la presenza di quel luogo di preghiera. L’attuale proprietaria dell’osteria: la Signora Maria Benedetti, guardava con nostalgia la piccola chiesetta abbandonata e continuamente cercava di far leva sui sentimenti più nobili delle molte persone che frequentavano il suo locale. Cosicchè un bel giorno pensionati, muratori, elettricisti, imbianchini, falegnami, giardinieri e molti volontari sono riusciti a dare splendore e lustro alla cara Madonnina del Confin. Speriamo che i moderni carrettieri a motore ritornino a visitare la Chiesetta, imitando gli antichi abitanti della montagna.  

Marta Morbioli

Che emosion gò provà

Quando Sinesio el ma ciamà

Arrivà al Confin gò visto la Ceseta restaurà

Son restà meraveià

Che nà lagrima me cascà.

Me vien incontro la Maria

Con le maneghe fate su

E la grembiala de farina tuta impatacà

Parchè un sfoio de paparele

L’avea apena impastà.

La me conta che da mesi

Tanta gente la laorà e sudà

Par netar e abelir

La Madonna del Confin.

La me scudela so na fila de nomi e cognomi.

La me conta dei fradei Fiocco, de Franco, de Luigino,

de Giuseppe, de Sipio, del Moro, de Paolo, de Daniele e de Giani.

Te vedi Madonna cara

Quanta gente te vol ben

Anca se a olte

El par che se desmenteghen.

Adesso Madonna bela penseghe ti

Parchè in meso a sta confusion

Ghemo sempre bisogno

De na bona benedision.

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