Testimonianze L’ENAV nel Camilion vecio


I ricordi di Lina Sponda: la guerra e il dopo guerra

Intervistata da Roberto Rubele sabato  ottobre 2015

Mi ricordo delle baracche della Todt. Era andato anche mio zio Ernesto a lavorare per la Todt. Faceva i camminamenti. Alla fine della guerra le baracche sono state abitate dalle famiglie che durante la guerra sono rimaste senza casa. In via dei Biancospini ci sono ancora le gallerie fatte in quel periodo.

Noi a Montorio avevamo paura. Era un luogo abbastanza pericoloso. C’era la contraerea in loc. La Pellegrina. Alla notte si dormiva poco. Ogni tanto suonava l’allarme o per la presenza del ricognitore Pippo o per l’arrivo dei bombardieri. Quando arrivavano i bombardieri in formazione sentivi il rombo dei motori. Ero terrorizzata dai bombardamenti. Mi ricordo che dal primo suono di sirena si capiva già cosa stava arrivando. Se il primo suono era breve allora si trattava dell’allarme da 10 colpi che annunciava l’arrivo dei bombardieri. Se il primo suono era lungo, si trattava dell’allame da 3 colpi che annunciava la presenza di un ricognitore.

Io ho gestito l’ENAV [Ente Nazionale Assistenza Lavoratori] per tanti anni a Montorio. Era al Camilion vecchio. Le mie figlie sono nate nel Camilion Vecio. Avevo 46 scalini per entrare in casa. E la pompa dell’acqua era in fondo alle scale e la portavo nell’abitazione con i secchi.

Ho cominciato a lavorare a 12 anni in conceria da Rossi. A 12 anni facevano il libretto di lavoro. Ho fatto la scuola fino alla quinta dalle suore Campostrini. Andavo a scuola naturalmente a piedi da via Lanificio“.

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