Fantasmi a Montorio 14 – I tempi moderni


Il tram e il ponte

Articolo pubblicato il 4 giugno 2014 – Aggiornato il 16 febbraio 2021

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I tempi moderni

Lento, rumoroso, incapace di percorrere i tratti in salita (e allora tutti a spingere) ma anche splendido, solido, efficiente.
il Tram nei ricordi dei montoriesi è stato anche e soprattutto l’inizio del vero progresso.
Da quel maggio del 1926, Verona diventava per sempre vicina e comoda. Fino a Porta Vescovo e poi via, passando da via Cappello, alla Stazione di Porta Nuova.
Tutti invitati e tutti presenti. L’inaugurazione al Capolinea del Municipio fu una delle date più significative.
Tra le auto di oggi, gli alberi enormi e la piazza sempre viva, emergono palpabili le impressioni e le emozioni di quello storico momento! 

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La strada dell’arco di pietra
 
Di qua e di là del grande Olmo, Montorio è sempre stata divisa in due: l’abitato a monte e quello a valle del Progno.
E sulla Pontara, il punto più alto della salita dell’Olmo, Montorio si unisce e da sempre si univa.
Tutte le vie convergono al Ponte dell’Olmo, testimone immemore del transito e passaggio dei montoriesi di tutte le generazioni, nessuno escluso.
 
Il Ponte sopra Tre secoli
 
Le fondamenta del ponte originario, vecchie come Montorio, hanno sostenuto nel tempo diverse strutture, solide o precarie a seconda delle piene del Progno Squaranto.
Sopra al ponte di pietra settecentesco, fu costruita la campata di quello austriaco, che ne innalzò il livello stradale. La gobba della Pontara.
Dopo un rinforzo  e una ristrutturazione nel 1900, quando già era chiaro che il ponte andava rifatto in quanto troppo piccolo e stretto, la disastrosa piena del 1934 si portò via gli argini dalle due parti, e costrinse i montoriesi a pensare a una nuova e definitiva sistemazione.
Nel 1936 tutto l’insieme di pietre e strutture fu smantellato, il livello del terreno ribassato di un metro e mezzo. Il Progno fu allargato, raddoppiando la campata del ponte.
La distesa della Mandria venne spianata e la zona cambiò per sempre aspetto.
E oggi è la vecchia Chiesetta, rimasta al suo livello originario assieme all’Olmo, a ricordarci quanto alto passava il Ponte dei Tre secoli.

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