Fantasmi a Montorio 15 – La grande prateria


La Grande Prateria

Articolo pubblicato il 7 giugno 2014 – Aggiornato il 26 febbraio 2021

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Dalla piazza Buccari fino a i piedi del Castello.
Tanto era grande e spaziosa la Prateria, che si vedeva iniziare subito dietro il lungo muro dell’Olmo.
Dagli anni ’50 iniziò l’edificazione del lato nord, una casa alla volta fino al formarsi di un esteso quartiere.
Da Verona e per Verona, ognuno ha percorso moltissime volte la strada principale della nuova Montorio.
Nel 1931 la percorrevano questi piccoli carri del Regio Esercito, diretti alla Mandria subito dopo il Ponte dell’Olmo, per esercitazioni e manovre.
La stessa strada, la stessa piazza, lo stesso Castello a incorniciare tutto.
Del muro non è rimasta traccia: e oggi sono le strade, i caseggiati e centinaia di montoriesi a chiamarsi… della Prateria.

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La strada dell’arco di pietra
 
Di qua e di là del grande Olmo, Montorio è sempre stata divisa in due: l’abitato a monte e quello a valle del Progno.
E sulla Pontara, il punto più alto della salita dell’Olmo, Montorio si unisce e da sempre si univa.
Tutte le vie convergono al Ponte dell’Olmo, testimone immemore del transito e passaggio dei montoriesi di tutte le generazioni, nessuno escluso.
 
Il Ponte sopra Tre secoli
 
Le fondamenta del ponte originario, vecchie come Montorio, hanno sostenuto nel tempo diverse strutture, solide o precarie a seconda delle piene del Progno Squaranto.
Sopra al ponte di pietra settecentesco, fu costruita la campata di quello austriaco, che ne innalzò il livello stradale. La gobba della Pontara.
Dopo un rinforzo  e una ristrutturazione nel 1900, quando già era chiaro che il ponte andava rifatto in quanto troppo piccolo e stretto, la disastrosa piena del 1934 si portò via gli argini dalle due parti, e costrinse i montoriesi a pensare a una nuova e definitiva sistemazione.
Nel 1936 tutto l’insieme di pietre e strutture fu smantellato, il livello del terreno ribassato di un metro e mezzo. Il Progno fu allargato, raddoppiando la campata del ponte.
La distesa della Mandria venne spianata e la zona cambiò per sempre aspetto.
E oggi è la vecchia Chiesetta, rimasta al suo livello originario assieme all’Olmo, a ricordarci quanto alto passava il Ponte dei Tre secoli.

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