Superbeton Spa: il TAR conferma ‘nel merito’ la chiusura impianto di Montorio imposta dalla Provincia


Il Tribunale Amministrativo del Veneto con la Sentenza n. 01242/2022 ha confermato nel merito il provvedimento di revoca –Determinazione n.273/20 del 31 gennaio 2020con il quale il dirigente dell’Area ambientale della Provincia di Verona ha revocato l’autorizzazione rilasciata alla ditta Superbeton SpA per l’esercizio dell’impianto di recupero di rifiuti inerti non pericolosi e di produzione conglomerati bituminosi, sito in via del Vegron, 3 loc. Montorio del Comune di Verona


Ma andiamo con ordine in questa complicata vicenda.

Il Consiglio di Stato (Sezione Quarta) con l’Ordinanza 4127/2020, ha respinto il ricorso in appello 3921/2020 proposto da Superbeton Spa, (difesa avvocati Alessandro Calegari e Andrea Manzi) contro la Provincia di Verona, nei confronti del Comune di Verona, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) e del Comitato Ambiente Montorio (difesa avvocati Giorgio Aschieri  e Daniele Giacomazzi dello Studio Righini in Verona) nei confronti della Determina  273/2020 della Provincia di Verona di revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di recupero di inerti e di produzione di conglomerato bituminoso localizzato a Montorio (VR).

Ricordiamo che il ricorso presentato chiedeva la riforma dell’Ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Sezione seconda, n. 241 del 9 marzo 2020, resa tra le parti, concernente la revoca dell’Autorizzazione Unica Ambientale per l’esercizio di un impianto di recupero di rifiuti inerti non pericolosi e per la produzione di conglomerati bituminosi 

L’azienda che conduce l’esercizio dell’impianto di recupero rifiuti inerti e di produzione di conglomerati bituminosi a Verona, nella frazione di Montorio, era stata più volte segnalata da parte dei cittadini abitanti nelle zone limitrofe, riunitosi nel Comitato Ambiente Montorio agli enti competenti (Comune di Verona, Provincia di Verona, Aulss9, ARPAV) a causa delle fastidiose emissioni odorigene, dei rumori e delle polveri prodotte dall’azienda. Le segnalazioni erano costate una denuncia, da parte della società Superbeton Spa, con una richiesta di risarcimento danni di 1 milione di euro ai membri del Comitato Ambiente. Tale richiesta è stata ritirata dall’azienda poco tempo fa liberando di fatto i tre membri del direttivo colpiti da provvedimento(Tosi, Speciale, Franzoni).

Con deliberazione 31 marzo 2020 n. 29 è stata autorizzata la costituzione nel giudizio avanti il TAR Veneto promosso da Superbeton Spa avverso la Determinazione dell’area ambiente 31 gennaio 2020 n. 273 di revoca dell’autorizzazione all’esercizio di impianto di recupero rifiuti inerti non pericolosi e per la produzione di conglomerati bituminosi posto in loc. Montorio del Comune di Verona, revoca disposta a seguito di inosservanza delle diffide a rispettare le prescrizioni autorizzatorie.

Il TAR Veneto, con Ordinanza 30 aprile 2020 n. 241, ha respinto la domanda di sospensione cautelare della revoca, ritenendo carente il presupposto (ai fini della concessione della misura cautelare) dell’apparente fondatezza del ricorso. I giudici, leggendo l’Ordinanza, hanno osservato che: “…allo stato della cognizione sommaria propria della presente fase, la domanda cautelare non risulta meritevole di accoglimento per carenza del presupposto del ‘fumus boni iuris’. Osservato, in particolare, che non appaiono condivisibili le argomentazioni svolte dalla parte ricorrente con la memoria depositata in data 24 aprile 2020, in quanto: contrariamente a quanto si afferma, il provvedimento impugnato risulta argomentato anche in riferimento alla mancata realizzazione degli interventi programmati: in particolare nella motivazione dell’atto si assume, a fondamento della revoca, anche la circostanza che la società ricorrente non avrebbe compiutamente eseguito gli interventi mitigativi previsti dalla Determinazione dirigenziale n.3236/2017 dell’11.08.2017, finalizzati all’eliminazione delle molestie legate alle immissioni di odori e rumori. Non risulta condivisibile nemmeno quanto si afferma circa il fatto che la sostituzione della lamiera con dei teloni, nella cofanatura della baia di carico, non integrerebbe la violazione di alcuna diffida: al contrario, con l’atto nr. 66826 del 31.10.2018 (all. 10, doc. n. 24, della produzione di parte ricorrente dell’11.03.2020) già citata nel decreto n. 146/2020, la Superbeton veniva esplicitamente diffidata a rispettare, tra gli altri, gli obblighi di cui al punto n. 4 della determina n. 4206 dell’8.11.2017, e cioè, appunto, a dare ossequio alle prescrizioni impartite con la determina nr. 3236/2017. Infine, quanto al carattere migliorativo dell’intervento concretamente realizzato rispetto a quello che la società ricorrente si era impegnata a eseguire, si evidenzia che tale aspetto avrebbe dovuto essere oggetto di contraddittorio endoprocedimentale con l’Amministrazione resistente (…).”

A seguire in data 18 maggio 2020 la società ricorrente ha impugnato avanti il Consiglio di Stato l’Ordinanza del TAR 241/2020, ribadendo, in sintesi, che nessuna diffida sarebbe stata inadempiuta e che la difformità sulla quale si è soffermata l’attenzione del TAR Veneto, sarebbe addirittura migliorativa del progetto approvato, quindi insistendo per l’accoglimento della domanda di sospensione della contestata revoca in considerazione anche degli asseriti gravi e irreparabili danni che ne deriverebbero.

Per i giudici del Consiglio di Stato è risultato prevalente, anche in relazione agli aspetti ambientali, l’interesse pubblico di mantenere inalterata la situazione di fatto, fino alla definizione nel merito della controversia, in accogliemento di quanto espresso dalla difesa del Comitato Ambiente Montorio, conseguentemente, il ricorso è stato respinto.

La società Superbeton SpA ha continuato pertanto a restare chiusa, così come da Determina di revoca della Provincia di Verona, avendo esaurito i gradi di appello consentiti dalla Legge relativamente al procedimento cautelare di sospensione della stessa.

Adesso con la Sentenza 01242/2022 i giudici amministrativi veneziani hanno così deciso nel merito della vicenda: «In conclusione, ritenuto che la revoca sia legittimamente fondata sulle reiterate inottemperanze al termine per presentare la dichiarazione di fine lavori e sul mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con le diffide del 1 marzo 2018 e 31 agosto 2018 ( diffide violate dalla realizzazione di opere non conformi a quelle indicate nelle varianti approvate con determinazione n. 3236/2017 allo scopo di mitigare le emissioni di odori e rumori provocati dall’impianto), il ricorso R.G. n. 241/2020 deve essere respinto. Il ricorso R.G. n. 785/2020 con cui Superbeton ha chiesto l’annullamento del provvedimento comunale che ha disposto il divieto di prosecuzione dell’attività edilizia di cui alla SCIA 335/2020, ai sensi dell’art. 19, comma 3, L. 241/90, va dichiarato inammissibile per carenza d’interesse in quanto, a seguito della revoca dell’AUA, è venuta meno la possibilità di svolgere l’attività e, anche, la deroga in zona agricola precedentemente concessa. Per gli impianti di recupero di rifiuti del tipo di quelli per cui è causa i titoli edilizi sono in stretta correlazione con l’autorizzazione ambientale, sicchè la revoca dell’AUA incide sull’interesse della società a richiedere interventi a servizio dell’impianto in quanto lo status dell’area torna ad essere quello originario (agricolo)».

Ricordo che non è ancora stata scritta la parola fine sulla chiusura in quanto resta impregiudicata da parte dell’azienda ricorrere contro la sentenza al Consiglio di Stato.

Nel breve invece sarà da capire che tipo di provvedimenti intenderanno prendere la Provincia ed il Comune di Verona posto che, come statuito dai giudici veneziani, «(…) a seguito della revoca dell’AUA, è venuta meno la possibilità di svolgere l’attività e, anche, la deroga in zona agricola precedentemente concessa, …, sicchè lo status dell’area torna ad essere quello originario (agricolo)». Al momento l’area è ancora interessata dalla preseza di impianti ed è da riportare al piano campgna la depressione creata negli anni a seguito dell’ex attività di cava. Ma immagino che fino alla decisione del Consiglio di Stato non succederà nulla.

Alberto Speciale

 

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