Rapporto Ance-Cresme: in 13 anni triplicata spesa per danni da alluvioni. “Serve una governance efficace”


Presentato ieri, 29 novembre, presso la sede Ance di Roma, il secondo “Rapporto Ance-Cresme sullo stato di rischio del territorio italiano”. A 10 anni dal primo Rapporto, lo studio aggiorna l’analisi dei rischi e dei costi legati ai terremoti e al dissesto idrogeologico e approfondisce il tema delle politiche da mettere in atto per affrontare la fragilità storica del nostro Paese. Triplicata la spesa


     Il rapporto ricostruisce i costi del mancato controllo del territorio italiano. Dallo studio è emerso che dal 2010 la spesa per i danni da alluvioni e dissesto idrogeologico è triplicata raggiungendo 3,3 miliardi l’anno. A questa si aggiungono 3 miliardi di euro annui di danni derivanti da eventi sismici. Dati allarmanti che spingono l’Ance a chiedere di intervenire con maggiore efficacia sulla prevenzione. (foto: esondazione torrente Squaranto, Montorio maggio 2013)

Per la Presidente Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) “è necessario un richiamo alla responsabilità: servono opere di prevenzione e intervenire con coraggio contro l’abusivismo”.

I dati elaborati dal Centro studi di Cresme hanno mostrato che l’Italia è il maggiore beneficiario del Fondo di solidarietà Ue.

In Italia dal 1944 a luglio 2023 si stimano danni prodotti da terremoti e dissesto idrogeologico per 358 miliardi di euro a valori 2023. Tra il 1944 e il 2009 si sono spesi mediamente 4,2 miliardi di euro all’anno mentre dal 2010 sino ad oggi la spesa è salita a 6 miliardi di euro. La spesa per riparare i danni degli eventi sismici è rimasta sui livelli storici (circa 3 miliardi l’anno), mentre è triplicata quella del dissesto idrogeologico passata da una media di 1 miliardo all’anno a 3,3 miliardi.

Le aree a pericolosità idraulica elevata sono il 5,4% del territorio nazionale, le aree a pericolosità media sono il 10%, mentre quelle a pericolosità bassa, allagabili in caso di eventi rari o estremi, raggiungono il 14% del territorio nazionale. Emilia-Romagna regione più esposta al rischio di allagamento con oltre il 56% della superficie a pericolosità medio alta. Anche altre regioni hanno livelli considerevoli di pericolosità: Lombardia (18%), Calabria (17%), Veneto (13%) e Toscana (12%).

In Italia 2,4 milioni persone, 632mila edifici e 226mila imprese sono esposte a un elevato rischio alluvioni. Se consideriamo anche i territori a pericolosità media arriviamo a oltre 8 milioni di persone esposte. Venezia è la provincia italiana con più persone residenti a rischio elevato (153.432), seguita da Padova (128.900), Bologna (92.300), Ferrara (91.000), Genova (87.300), Rimini (85.800). A sud invece si segnalano le province di Cosenza (77.300) e Reggio Calabria (77.000).

Nelle reti idriche si disperdono ogni anno 4,2 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari al 42% dell’acqua prelevata. Un dato in peggioramento se si considera che agli inizi degli anni duemila eravamo a una perdita pari a circa il 32,6. Il 60% della rete inoltre risale a oltre 30 anni fa, ma una quota del 25% ha superato i limiti di resistenza strutturali perché risalente a 70-80 anni fa. I fabbisogni infrastrutturali sono notevoli: almeno 200.000 km di rete da rigenerare, riparare o rottamare e sostituire, almeno 50.000 km di nuove reti, 30.000 per l’acqua e 20.000 per le fognature.

Negli ultimi 5 anni la spesa dei comuni per la sistemazione del suolo e per le infrastrutture idrauliche è più che raddoppiata, tuttavia, nel PNRR sono poche le risorse destinate per la prevenzione. Prima della revisione del PNRR erano previsti 2,5 miliardi per il dissesto idrogeologico, adesso, dopo la revisione, le risorse sono scese a 1,53 miliardi. Di questi, 1,2 miliardi destinati alle recenti alluvioni in Emilia Romagna, Toscana e Marche.

Alberto Speciale

(immagine di copertina: alluvione Emilia Romagna, maggio 2023)

Allegati:
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