Mizzole, la Memoria viaggia sui banchi di scuola: primaria in visita al Campo di concentramento


Giovedì 20 marzo al Campo di concentramento si è svolta una visita. Niente di nuovo penserete. In realtà qualcosa di diverso è accaduto.

Per precisa scelta la nostra associazione, congiuntamente a quella dei FIGLI DELLA SHOAH, accoglie gruppi di scuole a partire dalla classe seconda-terza secondaria di primo grado (insomma le “vecchie” scuole medie). La visita al Campo contempla un racconto che contiene crudeltà e sofferenze, fattispecie che ci resta complesso e difficile restituire pedagogicamente a piccole anime di 11 anni.

Quando l’insegnante Mara Lonardoni, della scuola primaria di Mizzole, ci ha contattato per poter venire con una classe di V in visita pertanto abbiamo detto di no, ma i no si possono sempre arrotondare. Abbiamo quindi spiegato il perchè del rifiuto rilanciando però alla scuola di poter fare un percorso scolastico di avvicinamento e preparazione sul tema che si sarebbe poi concluso con la visita al Campo. Senza nessuna nostra guida a spiegare quella “terribile storia”, ma solo discreta presenza ed eventuale supporto qualora se ne fosse presentata la necessità.

     

Così è stato. Il 20 marzo per la prima volta una classe della scuola primaria è stata ospite al Campo di concentramento. Particolaremente toccante e commovente il momento in cui Camila ha letto la lettera di Liliana Segre.

Abbiamo chiesto alle insegnanti Mara Lonardoni, Lorella Pasetto e Cristiana Bianchi della scuola primaria di Mizzole di raccontarci il loro progetto.

«In occasione del giorno della Memoria dello scorso anno, durante una visita in centro città, casualmente, abbiamo visto in piazza Brà il vagone ferroviario utilizzato per la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio.
I nostri alunni sono rimasti colpiti ed hanno dimostrato molto interesse per l’argomento; per questo motivo quest’anno si è pensato di realizzare un progetto di approfondimento sulla tematica della Shoa.
Il 27 gennaio la classe ha assistito allo spettacolo teatrale “Anne Frank” che ha fatto rivivere gli stati d’animo, i pensieri, le paure e l’atmosfera della guerra incombente vissuta dalla famiglia ebrea nascosta in una soffitta di Amsterdam.
A seguito della lettura de “I bambini del Lager di Montorio” e della conoscenza dei protagonisti e delle loro vicende, i ragazzi hanno immaginato i sentimenti e gli ipotetici pensieri dei deportati e dei loro cari lontani.
Queste riflessioni, scritte su carta, sono state appese ai rami dell’ulivo piantato nel giardino del Lager nella parte conclusiva del nostro percorso di ricerca, che ha voluto far prendere coscienza delle atrocità subite dal popolo ebreo e perché, quanto di terribile è accaduto non venga mai dimenticato.»

Alberto Speciale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.