E’ da troppo tempo ormai che le colline sopra Montorio sono prese letteralmente d’assalto da auto e da moto da enduro (con e senza targa). Fattispecie che si aggrava nel fine settimana vera apoteosi dell’antropizzazione meccanica
Sbarre spalancate, cartelli fantasma, forze dell’ordine latitanti e la Regione che non licenzia la legge sulla Guardia Ecologica Volontaria.
Le colline che abbracciano Montorio, un polmone verde a due passi da Verona, si sono trasformate giorno dopo giorno, anno dopo anno, in una terra di nessuno. L’invasione selvaggia di auto, moto e teppisti continua a deturpare un paesaggio di pregio, con il silenzioso Forte John che geme sotto i colpi di sporcizia e vandalismo “difeso” e mantenuto al meglio dalle sole forze dai volontari dell’Associazione Comitato Fossi Montorio.
La cronaca di un abbandono annunciato si ripete: salendo dalla strada di Castel Montorio, arteria d’accesso privilegiata verso la Dorsale Preafita, la deviazione a sinistra, in direzione Piloton, offre un cancello costantemente aperto. Un invito sfrontato all’indifferenza. L’ombra di un cartello di divieto di transito resta un miraggio, lasciando campo libero a comportamenti incivili.
Della vigilanza delle forze dell’ordine non si vede traccia. La tutela dell’ambiente e del paesaggio collinare è affidata alla buona volontà di cittadini coraggiosi, spesso costretti a fronteggiare discussioni sterili con i trasgressori, trincerati dietro il mantra “non ci sono cartelli!” o “chi sei tu ?”.
Eppure, giusto un anno fa, il 29 aprile, un sos disperato era stato lanciato agli uffici comunali e alla Polizia Locale. Un appello caduto nel vuoto, come dimostra l’ultimo episodio di sabato scorso, con un’auto sorpresa a scendere sulla strada sterrata sotto San Fidenzio.

“Verona non è solo il centro”. Non esiste solo il centro di Verona da vigilare. Montorio è ricca di siti archeologici e di storia millenaria, il Castello, il Piloton, Forte John, Corte Maggia, le acque, … Le proposte per migliorare la situazione dei luoghi sono, nell’immediato, sempre le stesse: affiggere i cartelli ed effettuare controlli nei limiti della disponibilità delle forze di Polizia (capisco la difficoltà, ma diversamente equivarrebbe ad abdicare). In ogni caso rappresenterebbero un segnale di contrasto all’illegalità e di concreta presenza delle istituzioni in quei luoghi ormai abbandonati, e darebbe di maggior forza di “dialogo” alle persone nel caso tentassero di far capire l’illogicità del passaggio ai guidatori.
La GEV, “pubblico ufficiale” dimenticato nel cassetto regionale. In ultimo, come decisivo e concreto aiuto ed integrazione alla vigilanza e per la salvaguardia del territorio, è auspicabile che la Regione del Veneto acceleri il licenziamento della legge che disciplina in maniera compiuta e dettagliata la figura delle Guardie Ecologiche Volontarie (ne ho parlato in questo articolo), già sperimentata con successo in altre Regioni e figura alla quale è stata riconosciuta dalla giurisprudenza la qualifica di pubblico ufficiale a norma dell’articolo 357 c.p. in quanto “esplicano un servizio disciplinato da norme di diritto pubblico, nel cui ambito sono conferiti poteri di accertamento delle violazioni di disposizioni in materia ecologica e di redazione dei relativi verbali, con efficacia di fede privilegiata ai sensi dell’articolo 235 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”. Poteri di accertamento e verbali con fede privilegiata: uno strumento potente la GEV potrebbe essere la chiave per invertire la rotta.
Infine comunico ai camminatori, come mi è stato detto dal signore che tava irrorando zolfo e rame, senza recupero dei fumi e in mancanza della prevista affissione del cartello, che all’altezza del Piloton, la strada che devia a destra, verso il cimitero di Mizzole, è privata. I cartelli di divieto, affissi dal propritario, durano un giorno, poi vengono regolarmente tolti. Sappiatelo.
Alberto Speciale

