La regione Veneto ha pubblicato un bando per il finanziamento di interventi di rinaturalizzazione di suoli degradati o in via di degrado, sia in ambito urbano che periurbano, per trasformarli in spazi verdi pubblici. Il bando fa parte del Fondo nazionale per il contrasto al consumo di suolo. L’obiettivo è promuovere la riqualificazione di aree compromesse attraverso opere di de-impermeabilizzazione, ingegneria naturalistica, e piantumazione con essenze autoctone. Comuni e Province hanno 60 giorni per candidarsi
La Regione del Veneto lancia un’importante iniziativa per combattere il consumo di suolo e promuovere la rigenerazione urbana. Con la delibera n. 733 dell’8 luglio 2025, la Giunta Regionale ha approvato un avviso pubblico che mette a disposizione degli enti locali 11,5 milioni di euro a valere sul Fondo per il contrasto al consumo di suolo. L’obiettivo è finanziare progetti di rinaturalizzazione dei terreni degradati o in via di degrado, trasformando spazi urbani e periurbani in aree verdi a uso pubblico.
L’emergenza consumo di suolo in Italia. I numeri parlano chiaro: l’Italia continua a “divorare” il proprio territorio a una velocità di 2,4 metri quadrati al secondo a livello nazionale. Secondo l’ultimo rapporto “Consumo di suolo 2024” dell’ISPRA, nell’ultimo anno sono stati consumati 77 km² di suolo naturale, raggiungendo ritmi che non si vedevano da un decennio. A livello nazionale, la copertura artificiale ha ormai raggiunto i 21.514 km², pari al 7,14% dell’intero territorio. Il suolo, risorsa fondamentale per la sicurezza alimentare, idrica e la biodiversità, continua a subire un’aggressione che ha conseguenze dirette sulla qualità della vita, aumentando l’inquinamento e compromettendo i servizi ecosistemici.
Il piano regionale: come funziona. Il Fondo per il contrasto al consumo di suolo, istituito dalla Legge di Bilancio 2023, prevede un investimento nazionale crescente: dai 10 milioni del 2023 ai 50 milioni annui per il 2026 e 2027. Al Veneto è stata assegnata una quota di 11.523.510 euro distribuita su cinque anni. Il fondo è destinato a finanziare un programma di interventi per la rinaturalizzazione dei suoli degradati o in via di degrado presenti sul territorio regionale, attraverso l’ampliamento degli spazi verdi ad uso pubblico, in ambito urbano e periurbano, con l’obiettivo di favorire la riattivazione dei servizi ecosistemici compromessi da fenomeni quali l’impermeabilizzazione, la copertura con materiali artificiali, la compattazione, la salinizzazione, la contaminazione, la riduzione della fertilità o la desertificazione dei suoli.
Gli enti locali che intendono partecipare avranno 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento per presentare le domande. I progetti ammissibili potranno ricevere un contributo massimo di 2 milioni di euro ciascuno.
Le proposte saranno valutate in un processo che coinvolgerà la Regione, le Autorità di Bacino e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che stilerà una graduatoria nazionale. Per i progetti selezionati, il finanziamento sarà vincolato alla loro corretta esecuzione, con l’obbligo di creare un’“area verde inedificabile ad uso pubblico”. La revoca dei fondi è prevista in caso di mancata pubblicazione del bando di gara entro 12 mesi dalla programmazione dell’intervento.
Ai fini dell’ammissibilità della proposta gli interventi di ripristino ecologico saranno da eseguirsi su siti di proprietà pubblica, ovvero acquisiti al demanio pubblico, e privi di ogni vincolo territoriale o urbanistico ostativo alla esecuzione dell’intervento.
Obiettivi e benefici attesi. Gli interventi puntano a contrastare i danni causati da impermeabilizzazione, compattazione, erosione e contaminazione dei suoli attraverso:
- Creazione di nuovi spazi verdi pubblici in aree urbane e periurbane
- Riattivazione dei servizi ecosistemici compromessi dall’urbanizzazione selvaggia
- Miglioramento della qualità dell’aria e riduzione delle temperature urbane
- Potenziamento della biodiversità locale e della connettività ecologica
- Incremento del benessere e della vivibilità delle città
Il contesto europeo. L’iniziativa si inserisce in un quadro normativo più ampio, che vede l’Italia impegnata a livello europeo nel raggiungimento degli obiettivi della “Strategia del suolo per il 2030” e del nuovo Regolamento UE 2024/1991, che mira a un consumo netto di suolo pari a zero e al ripristino degli ecosistemi degradati entro il 2050. La delibera rappresenta quindi un passo concreto e strategico per tradurre questi obiettivi in azioni dirette sul territorio veneto. In particolare ricordo che proprio il Regolamento europeo 2024/1991, che è entrato in vigore ad agosto del 2024, ci chiede non soltanto di evitare nuove artificializzazioni, in particolare nelle aree urbane, ma ci chiede di ripristinare gli ecosistemi degradati e, ad esempio nelle aree urbane, non ridurre le aree aperte, non ridurre le aree vegetate con alberi tra il 2024 è il 2030 e dal 2031 in avanti di aumentare progressivamente, quindi fondamentalmente di iniziare un’opera di rinaturalizzazione, di ripristino, di depavimentazione e deimpermeabilizzazione del suolo.
Tempi stretti per non perdere i fondi. La normativa prevede scadenze tassative: chi ottiene il finanziamento deve pubblicare il bando di gara per i lavori entro 12 mesi dalla programmazione, pena la revoca del contributo. Un meccanismo che punta a evitare i tradizionali ritardi della pubblica amministrazione. Ogni intervento sarà tracciato attraverso la Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche (BDAP) con codici CUP e CIG.
Per gli enti più virtuosi è prevista anche la possibilità di ottenere un’anticipazione fino al 30% del contributo assegnato, previa sottoscrizione di apposite convenzioni.
Il piano rappresenta una svolta, per chi saprà e vorrà evidentemente coglierla, nella lotta al consumo di suolo, trasformando un’emergenza ambientale in un’opportunità concreta di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile.
Alberto Speciale
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