Il monito di Valerio Corradi a Montorio: «Il Carnevale di Verona non si spegne e non si tocca»


Carnevale di Verona: la contrapposizione tra Comune di Verona e il Bacanal del Gnoco non si appiana.

La posizione del presidente del Comitato Carnevale Bacanal del Gnoco di Verona Valerio Corradi espressa nel suo intervento alla cerimonia di investitura del Re del Magnaron e della Castellana 2026: difesa delle tradizioni, critiche ai tentativi di snaturare la festa e appuntamento fissato per il 6 gennaio in piazza San Zeno.

Montorio ha fatto da cornice, sabato 3 gennaio, alla cerimonia di investitura del Re del Magnaron e della Castellana di Montorio 2026, ma soprattutto a un intervento destinato a lasciare il segno. A prendere la parola è stato Valerio Corradi, presidente del Comitato Carnevale Bacanal del Gnoco di Verona, che ha lanciato un appello accorato in difesa dell’identità storica del Carnevale scaligero.

«Mi sembra un carnevale molto fiacco – ha esordito Corradi – ma dobbiamo riconoscere quello che abbiamo fatto. Se qualcuno ha l’intento di spegnerlo o di appropriarsene, non dobbiamo permetterglielo». Parole nette, che suonano come una chiamata alle armi per tutti i comitati e i volontari che tengono in vita una delle tradizioni popolari più antiche d’Italia.

Il presidente ha rivendicato la specificità del Carnevale veronese, definendolo «un carnevale popolare», diverso da molte altre manifestazioni nazionali: «Quando non c’è l’elezione in piazza ci manca qualcosa. E quando i permessi arrivano cinque giorni prima dell’evento, diventa difficile organizzare». Nonostante le difficoltà, Corradi ha annunciato con orgoglio l’apertura ufficiale del Carnevale di Verona per lunedì 6 gennaio: «Saremo tutti in piazza San Zeno, faremo la nostra tradizionale passeggiata, poi andremo in piazza Bra per presentare le maschere del carnevale di Verona».

Nel suo intervento non sono mancate le stoccate verso chi vorrebbe proporre formule alternative: «Qualcosa di diverso si può fare, ma non con le tradizioni. A Verona le tradizioni sono ben definite: la Stella di Natale, il Brusa la Vecia e il Carnevale. Le altre sono grandi eventi, ma non sono tradizioni».

Tra i passaggi più intensi, il richiamo simbolico al Venerdì Gnocolar: «La renga la mangeremo nel mercoledì delle ceneri, non nel venardì gnocolar: quel giorno a Verona si mangiano gli gnocchi». Un riferimento che affonda le radici nella storia, ricordata dallo stesso Corradi: «La tradizione nasce nel 1531 in piazza San Zeno, per i capifamiglia del quartiere, e la sfilata partiva e arrivava lì».

Da qui l’orgoglio per la maschera simbolo della città: «Se la maschera del Carnevale di Verona è il Papà del Gnoco, allora il Papà del Gnoco è colui che ogni anno cerca di salvaguardare questa manifestazione».

Il discorso si è chiuso con un invito a non arrendersi: «Vi invito a festeggiare il carnevale come sappiamo fare noi, con le nostre sfilate e le nostre incoronazioni. Perché il carnevale c’era, c’è e ci sarà. Anche dopo di noi.  Il carnevale oltre le idee, le ideologie e tutte queste cose che stanno cercando di distruggere. Dunque, noi e il carnevale ci saremo, qualcun altro ci auguriamo che fra 522 giorni torni a fare il calciatore».

E, tra gli applausi, il grido finale: «Evviva il Carnevale di Verona!».

Un messaggio chiaro di Corradi nel suo intervento a Montorio: “il Carnevale veronese non è in vendita e non si lascia spegnere. La tradizione continua”.

 

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