La Riforma del Terzo Settore cancella dopo quasi 30 anni la qualifica di Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale. Il CSV Verona organizza webinar urgente per guidare le scelte
Il conto alla rovescia è iniziato. Meno di tre mesi e le ONLUS, così come le abbiamo conosciute dal 1997, cesseranno di esistere. Il 31 marzo 2026 è la data spartiacque oltre la quale questa forma giuridica, che per quasi trent’anni ha caratterizzato una parte significativa del volontariato italiano, non avrà più cittadinanza nell’ordinamento. E a Verona sono ancora oltre 200 le organizzazioni che devono decidere del proprio futuro.
I numeri veronesi: una corsa contro il tempo
I dati dell’Anagrafe delle ONLUS della Regione Veneto fotografano una situazione critica: a fine 2024 erano 315 le ONLUS iscritte nella provincia di Verona. Nel corso del 2025, circa un quarto di queste – supportate dal Centro di Servizio per il Volontariato di Verona CSV Verona– ha completato la transizione iscrivendosi al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) o trasformandosi in enti non profit di altra natura.
Ma restano ancora oltre 200 realtà che devono attivarsi. E il tempo è quasi scaduto.
“Non tutte le ONLUS sono consapevoli dell’urgenza di questa scadenza”, spiega Elena D’Alessandro dell’ufficio consulenze del CSV di Verona. “Alcune, soprattutto le più piccole e isolate o che hanno pochi contatti con il CSV, potrebbero non sapere nemmeno di questo passaggio obbligato. Il nostro imperativo è raggiungerle tutte e aiutarle a compiere una scelta informata e consapevole.”
La fine di un’era: breve storia delle ONLUS
Le ONLUS nascono con il Decreto Legislativo n. 460 del 4 dicembre 1997, che introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano una qualifica fiscale unificata per gli enti non profit che svolgono attività di utilità sociale. Prima di allora il panorama era frammentato in una miriade di tipologie associative diverse.
La sigla ONLUS – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale – rappresenta per quasi trent’anni un marchio di garanzia: agevolazioni fiscali significative in cambio di trasparenza, controlli e vincoli stringenti sulla destinazione delle risorse.
Ma il sistema mostra nel tempo limiti e disomogeneità. La Riforma del Terzo Settore, avviata con la Legge delega n. 106 del 2016 e attuata con il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. n. 117/2017), nasce proprio per razionalizzare e uniformare l’intero comparto, superando la frammentazione normativa accumulatasi in decenni.
Il nuovo sistema: il RUNTS al centro
Al cuore della Riforma c’è il RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, operativo dal novembre 2021. Un registro telematico, pubblico e trasparente, gestito dagli Uffici regionali in collaborazione con il Ministero del Lavoro. Nel RUNTS confluiscono tutte le diverse anime del Terzo Settore: Organizzazioni di Volontariato (ODV), Associazioni di Promozione Sociale (APS), Enti Filantropici, Reti Associative, Società di Mutuo Soccorso e gli ETS (Enti del Terzo Settore) “altri”, cioè quelli che non rientrano nelle tipologie specifiche.
L’iscrizione al RUNTS comporta una serie di obblighi (trasparenza, rendicontazione, controlli) ma anche significativi vantaggi fiscali e la possibilità di accedere a contributi pubblici, convenzioni e agevolazioni riservate agli ETS.
Le ONLUS davanti al bivio: cosa devono fare entro marzo
La normativa transitoria prevede che le ONLUS iscritte nell’Anagrafe al 22 novembre 2021 debbano obbligatoriamente compiere una scelta entro il 31 marzo 2026. Non è possibile “non decidere” o rimanere fermi: l’inazione equivale a una scelta con conseguenze precise. Vediamo le scelte possibili e le correlate conseguenze.
Iscriversi al RUNTS. L’organizzazione può scegliere di entrare nel nuovo sistema iscrivendosi al RUNTS nella sezione più appropriata (ODV, APS, Ente Filantropico o ETS “altri”). In questo caso: Mantiene tutte le agevolazioni fiscali previste dal Codice del Terzo Settore; Conserva il patrimonio accumulato negli anni come ONLUS; Deve adeguare lo statuto ai requisiti del Codice del Terzo Settore; Si sottopone ai nuovi obblighi di trasparenza e rendicontazione; Può accedere a contributi, convenzioni e benefit riservati agli ETS.
Trasformarsi in ente non ETS. L’organizzazione può decidere di non iscriversi al RUNTS e trasformarsi in un ente del Codice Civile (associazione non riconosciuta, associazione riconosciuta, fondazione). In questo caso: Deve devolvere il patrimonio accumulato negli anni come ONLUS ad altri ETS, enti pubblici o ONLUS ancora iscritte. Per “patrimonio da devolvere” si intende quanto accumulato tra la data di iscrizione nell’Anagrafe ONLUS e la data della trasformazione; Perde le agevolazioni fiscali riservate agli ETS; Non può più accedere a contributi e convenzioni riservati al Terzo Settore; Mantiene la possibilità di operare come ente non profit “ordinario”.
Cosa succede se non si fa nulla?. Chi non compie alcuna scelta entro il 31 marzo 2026: Perde automaticamente la qualifica di ONLUS; Non può iscriversi al RUNTS (i termini saranno scaduti); È considerato ente non ETS e deve comunque devolvere il patrimonio ONLUS; Rischia sanzioni e contenziosi per mancata devoluzione del patrimonio.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto. Ogni organizzazione deve valutare la propria situazione specifica, considerando diversi fattori:
Vantaggi dell’iscrizione al RUNTS: Agevolazioni fiscali significative (esenzioni IRES, IVA, imposte di registro); Detrazioni/deduzioni per chi effettua donazioni alle associazioni; Accesso a contributi pubblici e bandi riservati; Possibilità di stipulare convenzioni con enti pubblici; Maggiore riconoscibilità e credibilità verso il pubblico.
Svantaggi dell’iscrizione al RUNTS: Obblighi di trasparenza stringenti (bilanci, rendicontazioni); Controlli periodici da parte degli Uffici RUNTS (dal 2026 partiranno le prime verifiche di cui al “Decreto controlli”); Necessità di adeguamento statutario; Vincoli più rigidi sulla gestione; Costi di consulenza per l’adeguamento normativo.
La questione del patrimonio: un nodo cruciale
Uno degli aspetti più delicati è la gestione del patrimonio accumulato negli anni. Chi sceglie di non iscriversi al RUNTS deve devolvere ad altri ETS o enti pubblici tutto quanto accumulato nel periodo di vigenza della qualifica ONLUS.
Questo significa che l’ente non può semplicemente “trasformarsi” mantenendo tutto il proprio patrimonio. La devoluzione è obbligatoria e serve a garantire che le risorse accumulate con agevolazioni fiscali restino nell’ambito del non profit.
La devoluzione va deliberata dall’organo competente (assemblea dei soci), individuando con precisione i beneficiari e le modalità operative. Un passaggio complesso che richiede consulenza qualificata.
L’appello del CSV: “Non aspettate l’ultimo momento”
Di fronte a questa situazione, il Centro di Servizio per il Volontariato di Verona ha organizzato un webinar urgente per giovedì 15 gennaio 2026, dalle 17.30 alle 19.30, dal titolo eloquente: “ONLUS – RUNTS o non RUNTS?”.
L’incontro, riservato alle ONLUS ancora iscritte all’Anagrafe, ha l’obiettivo di: Informare sui cambiamenti in corso; Illustrare le opzioni disponibili; Fornire gli strumenti per valutare pro e contro; Chiarire le conseguenze di ciascuna scelta; Indicare i passi operativi da compiere.
Tre mesi possono sembrare tanti, ma le pratiche da espletare richiedono tempo. Bisogna convocare l’assemblea, deliberare, eventualmente modificare lo statuto, preparare la documentazione per l’iscrizione al RUNTS o per la devoluzione del patrimonio. Chi aspetta l’ultimo momento rischia di non farcela.
L’iscrizione al webinar del 15 gennaio è obbligatoria e va effettuata sul sito www.csv.verona.it, dove sono disponibili anche materiali informativi e dettagli sull’iniziativa. Ma il supporto del CSV non si esaurisce con il webinar. Il Centro mette a disposizione delle ONLUS veronesi:
- Consulenze personalizzate (fiscali, legali, amministrative).
- Modelli di statuto già adeguati al Codice del Terzo Settore.
- Assistenza nella compilazione delle pratiche di iscrizione al RUNTS.
- Supporto nella gestione della devoluzione del patrimonio per chi non si iscrive.
Il messaggio dal CSV è chiaro: nessuna ONLUS deve sentirsi sola di fronte a questo passaggio. Proprio per questo il CSV si rende disponibile per accompagnare le organizzazioni in questi momenti delicati. L’importante è non aspettare e attivarsi subito.
Uno sguardo al futuro: cosa cambia per il volontariato veronese
Al di là delle questioni tecniche e burocratiche, la fine delle ONLUS rappresenta un passaggio epocale per il Terzo Settore italiano. Chiude un’era e ne apre un’altra, potenzialmente più ordinata e trasparente, ma anche più esigente in termini di obblighi e responsabilità.
Per il territorio veronese, che vanta una delle tradizioni di volontariato più solide d’Italia, si tratta di un momento di trasformazione che potrà rafforzare le organizzazioni più strutturate ma rischia di mettere in difficoltà le realtà più piccole e informali.
L’auspicio è che questa riforma, dopo anni di incertezze e rinvii, diventi davvero l’occasione per consolidare un Terzo Settore più professionale, trasparente e riconosciuto, senza disperdere quella ricchezza di piccole esperienze comunitarie che rappresentano il cuore del volontariato italiano.
Ma per arrivarci, bisogna prima superare il 31 marzo 2026. E per oltre 200 ONLUS veronesi, il tempo stringe.
Alberto Speciale

