Partecipazione e Democrazia: la nascita delle Consulte di Quartiere nel racconto di Marco Muratore


Verona, 1971. Il Sindaco Delaini insedia ufficialmente le Consulte di quartiere: un esercito di 260 consultori distribuiti nelle 14 zone comunali. Tra queste, la realtà di Montorio e Mizzole risponde con forza, schierando 15 rappresentanti. L’obiettivo è chiaro fin da subito: allargare la base della partecipazione democratica e promuovere una reale corresponsabilità dei cittadini, chiamati a offrire idee e suggerimenti concreti a chi siede ai vertici dell’Amministrazione.

A ripercorrere la genesi di questi organismi è Marco Muratore, nell’ultimo numero de I Quaderni della Dorsale. Durante la presentazione del volume, tenutasi giovedì 22 gennaio 2026 a Montorio, l’intervento dell’autore — impreziosito dalla partecipazione degli ospiti Giuseppe Bongiovanni e Luigi Ceschi — si è trasformato in un vivace dibattito.

L’incontro non è stato solo una rievocazione storica, ma una riflessione profonda sull’importanza della partecipazione popolare. Temi di straordinaria attualità sono emersi dal confronto con il pubblico, in particolare riguardo al coinvolgimento delle nuove generazioni nella vita pubblica e negli enti del Terzo Settore: una sfida, quella dell’impegno civile, che oggi più che mai resta al centro del dibattito sociale.

Giuseppe Bongiovanni: È curioso e affascinante notare come queste istituzioni affondino le radici nella storia profonda del nostro Paese. L’origine legislativa delle Consulte risale a una legge del 1865, emanata durante la tragica epidemia di colera che colpì Napoli. In quell’occasione, per restare concretamente vicini ai bisogni della popolazione, vennero istituiti dei quartieri presieduti dagli ‘Aggiunti del Sindaco‘. Le Consulte hanno origine proprio grazie alla casuale permanenza di quell’antico articolo della normativa mai soppresso, che ha permesso di superare gli ostacoli burocratici e dare vita a questo strumento di partecipazione.

Per il nostro Quartiere n. 12, il ruolo di Presidente e Aggiunto del Sindaco è affidato a Leone Biondani. Io lo ho affiancato in qualità di Capogruppo, insieme a una squadra di cittadini impegnati tra cui Mascalzoni, Righetti, Zamboni e molti altri colleghi.

Dalla nostra prima riunione del 12 marzo 1971, non abbiamo perso tempo. Già a maggio la Consulta ha sollevato la necessità prioritaria di una nuova Scuola Media. Nonostante le difficoltà iniziali e due gare d’appalto andate deserte, nel dicembre 1973 l’impresa Edilbeton ha finalmente aperto il cantiere.

I frutti di quell’impegno ancora oggi li possiamo vedere. La scuola è operativa dal 1° ottobre 1975. Si tratta di una struttura che per quei tempi era all’avanguardia èd è costata 694 milioni di lire. Un complesso dotato di 18 aule, laboratori speciali, palestra e biblioteca. Ma non ci siamo fermati qui: con un investimento di 150 milioni, abbiamo dato il via anche alla nuova Scuola Materna, i cui lavori sono iniziati l’8 settembre 1975.

Questi risultati dimostrano che, quando l’amministrazione e i cittadini collaborano, le istituzioni non sono solo burocrazia, ma il motore del progresso della nostra gente.

Luigi Ceschi: All’epoca, ogni quartiere viveva di una propria dinamica politica interna. I partiti discutevano i problemi locali e poi ciascuno si recava dal Sindaco per chiedere interventi o migliorie. Tuttavia, questa frammentazione creava un flusso di richieste scoordinate che generava solo una grande confusione a Palazzo Barbieri. Fu proprio per mettere ordine e dare voce organica al territorio che nacquero le Consulte.

Io ho avuto l’onore di far parte della prima Consulta. Ricordo che i partiti scelsero i componenti cercando un equilibrio generazionale: affiancarono a politici esperti e anziani molti giovani entusiasti. Io avevo solo 24 anni. Uno dei primi temi che affrontammo con passione fu la questione del campo sportivo.

La vera rivoluzione, però, fu il metodo. Per la prima volta nella storia della Valpantena, ci sedemmo tutti allo stesso tavolo: rappresentanti di Quinto, Poiano, Marzana, Santa Maria in Stelle e Novaglie. Prima di allora, le sezioni dei partiti, a partire dalla Democrazia Cristiana, lavoravano a compartimenti stagni, senza comunicare con le frazioni vicine. Le Consulte abbatterono quei muri, portandoci a discutere insieme le problematiche dell’intero territorio.

L’istituzione di questo organismo fu una novità straordinaria. Uno dei banchi di prova più importanti fu la questione del traforo delle Torricelle. Ogni consulta aveva un segretario che faceva da tramite diretto con il Sindaco per perorare le decisioni prese collettivamente; io ricoprivo il ruolo di vicesegretario.

Eravamo animati da un puro spirito di servizio: giravamo per i quartieri, entravamo nelle scuole e parlavamo costantemente con la gente per ascoltarne i bisogni. Il nostro era un impegno totalmente gratuito: non esistevano gettoni di presenza, emolumenti o rimborsi spesa. La nostra unica ricompensa era veder crescere e migliorare la nostra comunità

Giuseppe Bongiovanni: Le consulte non avevano un budget di spesa. Solo nel 1976, ai Consigli di Quartiere, venne dato un milione di lire da utilizzare per le iniziative. La metà della cifra è stata utilizzata per far venire la banda di San Michele a suonare alla manifestazione del 25 aprile. A fine anno si doveva fare un resoconto delle spese e restituire i soldi non utilizzati. Non c’era una sede si usavano la biblioteca per le riunioni.

Marco Muratore: Approfondire questi argomenti permette di individuare le soluzioni tecniche adottate in passato che possono essere ancora molto utili oggi. Interessante il processo di inserimento dei giovani nelle Consulte. Il problema che abbiamo adesso è che i giovani, a causa anche dell’attuale sistema formativo che li allontana dal territorio, o per motivi di scelta e di lavoro sono sempre memo presenti negli organismi rappresentativi del territorio, e nelle associazioni. E quindi il problema di trovare dei giovani che possano impegnarsi e rappresentare il proprio quartiere è molto sentito in tutto il mondo del volontariato. E’ un tema questo sul quale bisognerebbe cominciare a lavorare. Per esempio la possibilità di operare on-line anche da remoto potrebbe avvicinare qualche giovane che è lontano durante la settimana ma che nei week-end torna sul territorio lo conosce bene lo vive.

Giuseppe Bongiovanni: In quel periodo abbiamo affrontato problemi molto importanti con le crisi aziendali ad esempio delle ditte Giacometti di Ponte Florio con 180 dipendenti e la Sapel di Montorio con 220 assunti.

Luigi Ceschi: Vorrei chiudere con una battura ricordando che quando più tardi è nata le Circoscrizione VIII che ha unito le due vallate in Valpantena, ricordando la forte presenza della componente operaia a Montorio si diceva che è stata fatta l’unione con i “rossi” di Montorio.

Nella foto che segue da sinistra: Giuseppe Bongiovanni e Luigi Ceschi

 


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