
A settembre 2024 la Circoscrizione 8^ ha comunicato l’avvio presso il Comune di Verona di un procedimento di verifica dell’interesse culturale del complesso immobiliare sito in comune di Verona, via Laghetto Squarà e di proprietà dell’Università di Verona.
L’Azienda ospedaliera integrata e l’Università di Verona, a seguito di un lascito testamentario del 2021 circa, hanno ereditato l’antica corte Buttirona e parte del casale in via Laghetto Squarà a Montorio forse meglio noto a tutti montoriesi come corte Marini dal nome degli ultimi proprietari. In quanto ente pubblico e interessati alla vendita, hanno dovuto incorrere a diverse procedure obbligatorie, tra queste anche la valutazione del vincolo in qualità di Bene Tutelato.
Nel caso in cui, infatti, vi fosse un vincolo, l’ente pubblico (Comune di Verona, Regione, Ministero dei Beni Culturali, etc.) avrebbero potuto avanzare una prelazione sul bene. Per essere un bene da tutelare, non basta che sia semplicemente antico, deve avere e conservare all’interno elementi di pregio architettonico o artistico (Es. Affreschi…).
Al fine di dare seguito alla comunicazione ricevuta dalla Circoscrizione e fornire maggiori dettagli sul bene, da inviare al Comune di Verona per le valutazioni del caso, abbiamo chiesto l’intervento di Lucia Fiorini e Gabriele Alloro che, basandosi anche sull’archivio e sugli studi di Luigi Alloro, hanno approfondito l’argomento fornendo una relazione molto particolareggiata del bene in oggetto.
CORTE BUTTIRONA
Il nome deriva da un proprietario dei secoli passati: Buttiron degli Ubriachi, esponente di una famiglia fiorentina esiliata nel 1267 e stabilitasi a Verona in epoca scaligera. Anche la fossa, che partendo da una presa d’acqua dal bacino antistante la filanda, porta il nome di Buttirona ed è la fossa più corta di Montorio perché dopo una corsa di circa 400 metri va ad alimentare la Fossa Murara. Dai documenti troviamo che intorno alla metà del ‘500 la corte e il prato irriguo erano di proprietà Miniscalchi, famiglia di origini bergamasche. Leonardo Miniscalchi vendette, il 17 novembre 1548, a Leonardo Maffei detto Fiorentino mercante di tessuti e al suo socio/segretario Lattanzio De Mori, questa corte così descritta: una casa padronale con stalla ed altri edifici, nonché un appezzamento di terreno di circa 15 campi tutto circondato da muri. Il pagamento fu concordato in ducati 285 pagabili: 130 ducati subito e gli altri 155 entro tre anni. Leonardo Fiorentino morì nel 1554 senza figli
lasciando Lattanzio suo erede universale che in riconoscenza assunse il soprannome di Fiorentino. In questa casa dimorò spesso, tanto che nel 1565 la sua unica figlia rimastagli, si sposò proprio nella Pieve di Montorio. Corte e fondo, dopo varie vicissitudini furono acquistate nel 1635 dal marchese Angelo Gherardini. Nella dissoluzione del patrimonio terriero dei Gherardini del ramo veronese (1813/14), la corte Buttirona e il prato furono acquistati dal negoziante Gaetano Albertini assieme al mulino che un tempo era stato di Alcinoo Buttiron, all’odierna villa Wallner e a 140 campi. Il conte Carlo Albertini risulta proprietario della corte verso la fine del secolo XIX, affittò la casa colonica e il prato a un tal Erbisti Luigi, al quale nel novembre 1892 andò a fuoco il fienile che trovavasi di fronte alla filanda.
I due studiosi non escludono la presenza di possibili affreschi, anche ricoperti da intonaco o contro-parete, ma non sono ad oggi presenti documenti e foto comprovanti la presenza di dipinti storici. Il complesso è comunque da ritenersi tra gli immobili più antichi del quartiere di Montorio.
Probabilmente né il Comune di Verona, né la Regione Veneto, né il Ministero dei Beni Culturali hanno ritenuto che siano presenti nel complesso immobiliare elementi di pregio tali da poter far valere l’opzione di prelazione sul bene che ora è all’asta.
ASTA
Abitazione di tipo civile
€ 829.265,00

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