Commemorato l’eccidio del 26 aprile 1945. In via del Lanificio, studenti e istituzioni uniti nel ricordo delle 50 vittime tra civili e militari.

Ottantuno anni fa, mentre Verona si apriva all’abbraccio liberatore delle truppe alleate, un tragico destino si compiva tra le strade di Montorio e Ferrazze. Era il 26 aprile 1945: un giorno di festa per molti, ma di sangue per cinquanta persone — uomini e donne, civili e soldati — rimaste uccise in violenti scontri a fuoco durante le ultime, convulse fasi del conflitto mondiale.
Lunedì 27 aprile 2026, la comunità si è ritrovata presso il monumento di via del Lanificio per onorare quella memoria. La cerimonia, promossa dal Comune di Verona, non è stata solo un atto formale di ricordo, ma un ponte ideale gettato verso il futuro grazie alla partecipazione massiccia delle scuole del territorio.
La voce delle scuole
Il corteo ha visto sfilare gli alunni della scuola secondaria di primo grado “Giuseppe Verdi” dell’Istituto Comprensivo 19 Santa Croce e una rappresentanza del Liceo Statale “Galileo Galilei”. La presenza degli studenti ha trasformato il momento istituzionale in una lezione di cittadinanza attiva, dove la storia ha smesso di essere una fredda pagina di un libro per farsi testimonianza viva.
Proprio i ragazzi sono stati i protagonisti morali della giornata. Al termine dell’evento, il portale della scuola ha ospitato una riflessione profonda di una studentessa, Matilde, che ha saputo riassumere il senso del passaggio di testimone generazionale:
“Siamo l’ultima generazione che potrà ascoltare dal vivo le testimonianze dei sopravvissuti. Siamo incaricati di un compito fondamentale: non dimenticare, per costruire ogni giorno un mondo più giusto, libero, pacifico e democratico.”
In un’epoca segnata da nuove incertezze globali, il grido silenzioso che sale dal monumento di via del Lanificio ricorda che la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma beni preziosi da custodire con la consapevolezza della propria storia.
L’omaggio floreale e il silenzio che ha avvolto il quartiere durante la deposizione della corona restano il simbolo di una Verona che, a distanza di oltre otto decenni, sceglie ancora di non voltare le spalle al proprio passato.



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